Biossido di carbonio stoccato sul fondo del mare: cosa succede se fuoriesce?

Siti di rilascio naturale di CO2 studiati dai ricercatori al largo della Sicilia (credito immagine: HYDRA/C. Lott)

Ad oggi uno dei metodi, non il più diffuso ma comunque ancora praticato, per far sì che il biossido di carbonio, prodotto perlopiù da impianti di combustione, non si diffonda nell’atmosfera e vada a creare i danni che tutti conosciamo, è il cosiddetto Carbon Capture and Storage, conosciuto anche con l’acronimo CCS e traducibile con “cattura e stoccaggio del carbonio”.
Attualmente si tratta di una modalità sostenuta da vari grandi gruppi petroliferi mondiali ed è oggetto di un numero crescente di progetti internazionali sebbene i rischi collegati allo stoccaggio di biossido di carbonio siano reali, come confermato da un’ulteriore ricerca pubblicata oggi su Science Advances.

Secondo questo studio questa metodologia è soggetta a rischi concreti di perdite di anidride carbonica dai serbatoi e, quando lo stoccaggio avviene sotto il terreno oppure sui fondali del mare, il biossido che va a diffondersi a seguito delle perdite e va a danneggiare gli ecosistemi.
La ricerca, prodotta nel contesto di un progetto di ricerca europeo denominato ECO2 e coordinato dall’GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel, si propone di comprendere quali sono gli effetti a seguito di queste perdite quando queste ultime avvengono sul fondale marino.

Proprio per questo i ricercatori hanno visitato siti in cui erano presenti perdite naturali di CO2, per la precisione hanno visitato alcuni fondali sabbiosi al largo delle coste siciliane.
La conclusione dello studio è quella che un po’ tutti si aspettavano: le perdite di CO2 “alterano drasticamente l’ecosistema” tanto che la maggior parte degli animali che vivevano intorno al sito di espulsione erano scomparsi.
L’ecosistema stesso veniva letteralmente interrotto e non si riprendeva neanche dopo più di un anno dalla fine dell’espulsione di CO2.

Gli animali più colpiti erano quelli che vivevano perlopiù nella sabbia del fondale: non appena aumentavano livelli di anidride carbonica, il loro numero diminuiva tanto che la biomassa era in alcuni casi scesa ad un quinto.
I microrganismi del fondale, invece, non andavano a diminuire anche perché erano disponibili, proprio per la maggiore presenza di anidride carbonica, una maggiore quantitativo di micro alghe. Tuttavia la composizione di questi microrganismi cambiava sostanzialmente e portava ad un cambiamento nell’intero ecosistema.

Fonti e approfondimenti




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