Cellule uovo umane mature coltivate in laboratorio pronte per la fecondazione

Cellula uovo umana matura coltivata in laboratorio ( credito immagine: David Albertini)

Cellule uovo umane non mature indotte a svilupparsi in maniera completa in laboratorio, e dunque al di fuori delle ovaie, per la prima volta tanto da poter essere considerate pronte (forse) per la fecondazione con lo sperma: è questo il risultato cui è giunta una ricerca di un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo.
Si tratta di una scoperta, o meglio di una nuova tecnica, che potrebbe permettere un passo avanti notevole per migliorare tutti i trattamenti relativi alla fertilità umana.

Sono decenni che si cerca di sviluppare ovociti umani in laboratorio, anche per comprendere meglio il congelamento delle cellule, ma la cosa finora era riuscita solo per i topi.
Per quanto riguarda gli esseri umani, il discorso è più complesso in quanto ci sono molte più cellule di supporto che vanno circondare l’uovo e ciò ne rende molto meno agevole l’accesso.
Dopo molti tentativi (e molti anni) Evelyn Telfer dell’Università di Edimburgo e il suo gruppo di ricerca dichiarano di essere riusciti nell’intento.

Hanno prima prelevato minuscoli pezzi di tessuto ovarico da 10 volontarie (durante il taglio cesareo) per poi isolare i cosiddetti “follicoli primordiali”. La maggior parte di questi resta sostanzialmente inattiva durante la vita di una donna ma possono sempre rilasciare un nuovo. Questi follicoli sono poi stati inseriti in un liquido molto ricco di nutrienti e sono stati “coltivati”.
Dopo aver rimosso le singole uova da ogni follicolo, i ricercatori hanno provato a farle crescere da sole. Una frazione di queste uova è riuscita a crescere fino ad uno stadio che è possibile considerare come maturo nel senso che possono essere, almeno potenzialmente, fecondate.

In sostanza, alla fine del processo, ci si trova con un grande ovulo caratterizzato dalla presenza di 23 cromosomi non accoppiati pronti per l’accoppiamento con una cellula spermatica e con una sfera più piccola di citoplasma che contiene gli altri cromosomi.
La tecnica potrebbe essere utilizzata per migliorare di non poco la fecondazione in vitro. Ad oggi la fecondazione in vitro vede un processo per certi versi estenuante per la donna che deve essere sottoposta a vari trattamenti, anche di natura ormonale, per il rilascio delle uova mature affinché poi essere fecondato in laboratorio.

Si tratta di un processo per molti versi rischioso che spesso porta alla produzione di uova non mature o inutilizzabili. Inoltre si tratta di un processo che potrebbe aiutare tutte le donne con ovaie danneggiate a seguito di un tumore, come spiega bene la dottoressa Eleonora Porcu su repubblica.it (vedi anche il link più sotto).
Con questo nuovo procedimento si può manipolare letteralmente la vita dell’uovo e in teoria lo si può fecondare in laboratorio una volta che è giunto ad una certa fase della sua crescita. Non resterebbe poi che impiantare gli embrioni risultanti.

Fonti e approfondimenti




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