Inquinamento della baia di Chesapeake iniziato nella prima metà del XIX secolo

Un lavoro pubblicato su Scientific Reports ha dimostrato che l’inquinamento dell’acqua nella baia di Chesapeake, un’insenatura della costa degli Stati Uniti sulla costa atlantica, è iniziato già nella prima metà del XIX secolo, una notizia che dimostra quanto gli esseri umani possano influenzare l’ambiente circostante anche ad un grado di industrializzazione non avanzato come quello odierno.
La ricerca mostra che l’effetto dell’inquinamento nella zona è apparso prima di quanto precedentemente pensato e conferma che la deforestazione e l’industrializzazione intorno alla baia ha portato a problemi di qualità dell’acqua ancor prima della guerra civile.

Lo studio dimostra che l’utilizzo dei gusci di ostriche è un modo efficace per misurare gli impatti ambientali relativi ai rifiuti negli estuari, in particolare i livelli di azoto che influenzano la chimica dei gusci in quanto alimentati da sostanze nutritive nell’acqua.
C. Fred T. Andrus, professore associato e presidente del dipartimento di scienze geologiche dell’Università dell’Alabama, ci tiene a precisare che questo è il primo studio che si basa sulle conchiglie e sulle loro rimanenze per identificare un preciso periodo di inquinamento.

Grazie a questo metodo, infatti, è possibile capire la linea di base dell’acqua pulita e la quantità naturale dei rifiuti umani introdotti nell’acqua. Tra l’altro questa tipologia di inquinamento danneggia anche la pesca in quanto l’azoto in eccesso non risulta certo favorevole alla sopravvivenza dei pesci.
La ricerca è stata condotta da Heather Black, ex allieva nel laboratorio di Andrus che ha conseguito la laurea in geologia presso l’UA e sta seguendo un dottorato presso la Florida International University.

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