Mantide religiosa vanta particolare visione 3D applicabile anche ai robot

Gli animali non rappresentano l’unico genere vivente ad avere una visione cosiddetta “stereo”: l’occhio destro e l’occhio sinistro producono due immagini che sono leggermente diverse e che vengono unite dal nostro cervello che costruisce poi un mondo tridimensionale.
La tridimensionalità della vista è fondamentale: ci permette di capire le distanze degli oggetti, le dimensioni di questi ultimi e varie altre sottili differenze che sono state essenziali nel corso dell’evoluzione umana.

Tra le specie che possono vantare una visione “tridimensionale” del mondo circostante ci sono, per esempio, scimmie, gatti, cavalli, eccetera. Gli insetti non possono vantare una caratteristica del genere trarne una sola specie: la mantide religiosa.
Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, approfondisce questa particolare dote della mantide e conferma che essa è diversa rispetto a tutte le altre capacità di visione”3D” di tutti gli altri animali, compreso l’uomo.

Secondo gli scienziati, la visione 3D delle mantidi è particolare perché si basa sul cambiamento nel tempo anziché sulle immagini statiche. Secondo Vivek Nityananda, scienziato dell’Università di Newcastle, nelle mantidi la vista è progettata per rispondere ad un’unica domanda: “c’è una preda alla giusta distanza da catturare?”.
In sostanza le mantidi non si preoccupano dei dettagli dell’immagine ma solo di cercare punti all’interno dell’arco visivo in cui l’immagine stessa sta cambiando: ecco perché attaccano sono le prede in movimento.

Secondo gli scienziati questa scoperta può aiutare, tra l’altro, a sviluppare migliori sistemi di visione tridimensionale per i robot. Per adesso i sistemi di visione tridimensionale applicati ai robot si basano sul sistema di visione degli esseri umani, un sistema però molto esoso in termini di elaborazione del computer, diversamente dal sistema delle mantidi religiose che, avendo bisogno di una minore potenza computazionale (d’altronde i cervelli delle mantidi sono estremamente più piccoli rispetto a quelli degli esseri umani), si adatterebbero benissimo per robot autonomi a bassa potenza.

Fonti e approfondimenti




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