Materiali quantici bidimensionali: il futuro dei computer quantistici topologici?

Diversi gruppi di fisici dell’Università della California, in tre studi distinti, analizzano le possibilità che si celano dietro ad un nuovo materiale quantistico bidimensionale (un materiale estremamente piatto che può essere definito “2D”) che potrebbe risultare una delle scoperte determinanti nell’ambito della costruzione fisica dei futuri computer quantistici. Questo materiale, infatti, potrebbe rivelarsi un ottimo conduttore elettrico e magnetico.
Secondo i ricercatori, questi nuovi materiali potrebbero spingere i computer quantistici futuri a nuovi picchi di velocità e di potenza.

La straordinarietà dietro all’utilizzo di mmateriali del genere sta nel fatto che questi ultimi non utilizzerebbero gli elettroni, come avviene con le classiche tecnologie dei computer odierni a base di silicio, ma altre particelle senza massa come il fermione di Majorana o quello di di Dirac, che si muovano quasi alla velocità della luce.
“Stiamo esplorando la possibilità di realizzare computer quantistici topologici entro i prossimi 100 anni”, afferma Jing Xia, autore di uno degli studi.

Naturalmente la sfida più difficile alla quale si dovrà in andare incontro è la manipolazione e l’analisi di campioni di materiale minuscolo, di soli due atomi di spessore e lunghi pochi micron.
A tal proposito, Xia si sofferma sull’utilizzo del microscopio interferometrico a fibra ottica in dotazione al suo gruppo e lascia intendere che si tratta di uno dei microscopi magnetici più sensibili al mondo.
Secondo lo scienziato, se si paragonasse questo microscopio ad un telescopio, lo si potrebbe utilizzare per ispezionare l’occhio di un uccello a New York puntandolo da Irvine (città della California sede della University of California).

Fonti e approfondimenti

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