Microbolle che si autodistruggono per immettere ossigeno nel sangue per via endovenosa

Il livello di ossigeno nel sangue è un fattore importante tanto che migliaia di persone ogni anno muoiono negli ospedali per gli arresti cardiaci dovuti all’asfissia (il decesso può arrivare anche pochi minuti se il livello di ossigeno nel sangue è troppo basso).
Un gruppo di ricercatori ha sviluppato speciali microbolle per iniettare direttamente l’ossigeno nel sangue. Queste microbolle, una volta iniettate per via endovenosa, si autodistruggono e rilasciano l’ossigeno abbassando fortemente il rischio di embolia.

Potrebbe rivelarsi un metodo molto utile in quanto darebbe al medico e ai soccorritori quei minuti necessari per trattare i pazienti che hanno subito una privazione importante dell’ossigeno, al fine, per esempio, di eseguire una tracheotomia.
Si tratta di un’idea non nuova ma l’iniezione di queste microbolle direttamente nelle vene è sempre stata considerata pericolosa proprio per il pericolo di embolia polmonare in quanto le stesse bolle restavano nel sangue per troppo tempo.

Questo nuovo studio presenta però nuove microbolle non caratterizzate da questi svantaggi. Le bolle sono infatti fatte da speciali polimeri biocompatibili costituiti da unità di glucosio. Quando vengono aggiunte al sangue, il valore di pH innesca una reazione chimica che permette all’acqua di penetrare nel guscio e di far fuoriuscire l’ossigeno mentre i componenti stessi del guscio si dissolvano del tutto.

Il sistema è già stato testato sui roditori a cui è stato provocato un arresto cardiaco di tipo asfittico e a cui, dopo pochi minuti, è stata effettuata un’iniezione ripetuta delle suddette microbolle: i vari test hanno ottenuto un ottimo successo.
La ricerca è stata pubblicata su Angewandte Chemie e il metodo è stato sviluppato al Boston Children’s Hospital.

Fonti e approfondimenti




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