Nanoparticelle di ossido di zinco come fertilizzanti

Uno studio pubblicato su Science of the Total Environment mostrerebbe che è possibile utilizzare nanoparticelle di ossido di zinco come fertilizzanti per i campi da coltivare. La ricerca, effettuata da alcuni scienziati della Universidad Politécnica de Madrid (UPM), ha in particolare osservato come queste nanoparticelle sono in grado di influenzare, abbastanza positivamente, le piante di pomodori e fagioli.

A seconda del tipo di coltura, del tempo di esposizione e della Ph del terreno, queste nanoparticelle, che non costituiscono comunque un rischio per la salute umana in quanto non tossiche, si sono rivelate abbastanza promettenti per quanto riguarda, in generale, l’utilizzo di nanoparticelle nel mondo dell’agricoltura.
Queste nanoparticelle sono in grado, in particolare, di cambiare alcune proprietà fisicochimiche, ottiche ed elettriche, cambiamenti che poi possono rivelarsi utili per una varietà di miglioramenti, come ad esempio quelli relativi a fertilizzanti e fitosanitari migliori o più efficaci.

Nello specifico, la sperimentazione ha visto l’applicazione di queste nanoparticelle su due tipologie di coltivazione, piante di pomodoro e piante di fagioli, in due terreni con caratteristiche molto diverse (un terreno acido e uno calcareo con un pH di base). Tenendo sotto controllo vari parametri biochimici, i ricercatori hanno potuto verificare che le nanoparticelle di ossido di zinco erano capaci di influenzare i biomarcatori dello stress ossidativo.
Attualmente, in ogni caso, una delle ricercatrici impegnate nel progetto, Ana Obrador, afferma con cautela che, a partire dagli esperimenti effettuati, “non si può ancora concludere che l’uso di nanoparticelle di ossido di zinco come fertilizzanti offra ulteriori vantaggi rispetto ai composti tradizionalmente utilizzati” ma che tuttavia ulteriori studi, soprattutto su differenti terreni o con altre tipologie di nanoparticelle, potrebbero riservare sorprese molto positiva.

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