Paglia può essere utilizzata per vernici, gomme, lubrificanti e sigillanti

La paglia derivante dalla raccolta del frumento viene di solito lasciata sui campi di raccolta in quanto, per certi versi, poco utile. Gli steli del grano, infatti, che compongono la paglia, di solito vengono assimilati difficilmente dagli animali da allevamento tanto che, molto spesso, la paglia viene utilizzata come giaciglio per gli stessi animali nelle fattorie.
Più spesso, la paglia viene imballata grossolanamente e lasciata sui campi di raccolta in modo che possa arricchire il suolo.

Un nuovo progetto, denominato OPTISOCHEM e finanziato anche dall’Unione Europea, intende sfruttare in maniera più proficua tutte le enormi balle di fieno che oggi sono lasciate a marcire sui campi coltivati o che, ancora peggio, vengono a costituire grossi problemi in termini di smaltimento.
Secondo Bernard Chaud, direttore della strategia industriale di Global Bioenergies, in Francia, la paglia di grano rappresenta il più importante e corposo residuo agricolo nell’Unione Europea. Si parla di circa 144 milioni di tonnellate che si accumulano ogni anno.

Con un nuovo processo chimico, alcuni ricercatori sperano di trasformare la stessa paglia in blocchi biochimici più ecologici e sfruttabili in varie industrie del materiale.
Il processo vede la fermentazione e la trasformazione degli zuccheri presenti nella paglia in una sorta di gas da cui si può estrarre il bio-isobutene.
Quest’ultimo può essere utilizzato, per esempio, per produrre varie materie plastiche, vernici, gomme, lubrificanti, adesivi e sigillanti, solo per citare qualche utilizzo.

Qualora diventasse realtà, lo sfruttamento della paglia potrebbe dunque portare ad una nuova fonte di energia estremamente pulita rispetto al più classico utilizzo dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) oltre che rappresentare una nuova fonte di biocarburante.

Fonti e approfondimenti

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