Scudo magnetico per proteggere la Terra dai brillamenti solari

I brillamenti solari rappresentano uno dei principali pericoli non tanto per la vita sulla Terra quanto per il progresso tecnologico umano e, di conseguenza, per il livello qualitativo della vita stessa degli esseri umani. I brillamenti solari rappresentano una grossa preoccupazione sin da diversi decenni, dal noto evento di Carrington occorso nel 1859, una tempesta magnetica provocata dal sole che provocò disturbi già all’epoca notevoli alle tecnologie elettriche, in particolar modo a quelle legate al telegrafo.

Fin da quel momento, grossi sforzi sono stati dedicati allo studio dei brillamenti solari, dal punto di vista teorico e osservativo. Notevoli progressi sono stati fatti, tuttavia proteggere la Terra da questi fenomeni risulta ancora un obiettivo lontano dal raggiungimento pratico.
Si calcola che le perdite economiche cumulative a livello mondiale, con un fenomeno di potenza simile a quello avvenuto nel 1859, possa essere calcolato in trilioni e trilioni di dollari, danni per i quali ci vorrebbero decenni per il pieno recupero e che potrebbero portare a crisi economiche tra l’altro difficilmente reversibili.

In un nuovo studio, i fisici Manasavi Lingam e Abraham Loeb dell’Harvard Smithsonian Center for Astrophysicist (CfA), oltre a calcolare e a stimare tutti i danni che questi fenomeni di origine solare potrebbero provocare alla Terra e al PIL mondiale, propongono la creazione, in un futuro più o meno lontano, di uno scudo magnetico che possa interporsi tra la Terra e il sole stesso. Questo scudo, posto in orbita al punto di Lagrange 1, dovrebbe essere in grado di deviare in maniera proficua le particelle cariche provenienti dal sole e dunque di proteggere la Terra similmente al campo magnetico della Terra stessa, tuttavia con un effetto maggiore rispetto ad esso.

Secondo i due scienziati,questo scudo potrebbe essere costruito già dalla fine di questo secolo e, per quanto riguarda il costo, quest’ultimo risulterebbe comunque una frazione dei costi conseguenziali ai danni di un eventuale flare solare.
Secondo gli scienziati, “Il progetto di ingegneria associato allo scudo magnetico che proponiamo potrebbe richiedere alcuni decenni di costruzione nello spazio. Il costo per sollevare le infrastrutture necessarie nello spazio (circa 100.000 tonnellate) sarà probabilmente di 100 miliardi di dollari, molto meno dei danni previsti nel corso di un secolo”.

E se fossero già stati costruiti da civiltà intelligenti extraterrestri?

Tra l’altro una riflessione interessante proviene dall’utilizzo di queste strutture intorno alla stella madre. Queste strutture potrebbero infatti rappresentare una soluzione ovvia e già applicata da altre civiltà extraterrestri intelligenti per proteggere i pianeti di origine dalle normali fluttuazioni magnetiche provocate dai brillamenti della stella intorno a cui orbitano (che potrebbero essere tra l’altro anche molto più consistenti e duraturi rispetto a quelli del nostro sole e dunque molto più pericolosi).

Queste strutture potrebbero essere già state rivelate dalle attuali osservazioni, in particolare quelle effettuate dal telescopio spaziale Keplero che misura l’intensità dell’illuminazione delle stelle. Esse potrebbero infatti spiegare alcune delle insolite osservazioni che gli astronomi hanno registrato negli ultimi anni.

Queste strutture, evidentemente molto grandi ed estese, produrrebbero cambiamenti nella luminosità della stella simili a quelli che potrebbero essere provocati da una più futuristica sfera di Dyson. Tuttavia, invece di raccogliere tutta l’energia proveniente dalla stella, simili strutture servirebbero più semplicemente a proteggere il pianeta orbitante intorno a quella stessa stella.

Fonti e approfondimenti

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