Per sopravvivere verme arresta invecchiamento e si attacca ad altri animali per usarli come taxi

Il Caenorhabditis elegans è un verme nematode minuscolo molto particolare. I comportamenti che hanno reso questo piccolo vermiciattolo piuttosto conosciuto tra gli studiosi del campo sono relativi ad una particolare modalità che attiva per sopravvivere. Questo verme vive tra gli strati della vegetazione in decomposizione per circa due settimane prima di finire al creatore, portando avanti, dunque, una vita estremamente semplice e basilare. Si ciba di batteri e tutto quello che fa è evitare i predatori.

Tuttavia quando l’ambiente comincia a farsi duro, ad esempio per via del sovraffollamento e dunque per la mancanza di cibo, questo piccolo verme innesca una serie di comportamenti che fa arrovellare non poco la mente dei ricercatori dato che si tratta di un animaletto che vanta un piccolo cervello con soli 302 neuroni.
Innanzitutto blocca a livello metabolico l’invecchiamento e riesce, anche in mancanza di cibo, a sopravvivere per mesi. Inoltre, riesce ad attaccarsi ad altri animali, essenzialmente lumache, mosche o altri piccoli insetti, sfruttandoli come se fossero di taxi per spostarsi in aree migliori per la sopravvivenza, essenzialmente meno affollate.

Questi cambiamenti alquanto drastici nei comportamenti del verme sono noti già da diversi anni ma come un piccolo cervellino possa escogitarli ancora non è ben chiaro.
Una nuova ricerca, apparsa su Proceedings of the National Academy of Sciences, cerca di chiarire un po’ la questione. Basandosi su precedenti lavori che avevano catalogato tutti i 20.000 geni del Caenorhabditis elegans (il cervello di questo verme è uno tra i più studiati ed è stato descritto fin nei minimi dettagli), gli scienziati hanno scoperto che ben 8000 di questi geni subivano forti cambiamenti quando il verme entrava in modalità “sopravvivenza”.

Nello specifico, a subire questi cambiamenti erano quei geni che codificano molecole di segnalazione neurale denominate neuropeptidi. Quando entra in modalità “sopravvivenza”, il verme attiva questi geni ricreando un più effettivo cablaggio tra gli stessi i neuroni del cervello.

Fonti e approfondimenti




Commenta per primo

Rispondi