Sottili celle solari impermeabili e resistenti ai lavaggi

Un gruppo di scienziati dell’Università di Tokio e del RIKEN, un centro giapponese di ricerca, ha dichiarato di aver sviluppato un sottilissimo strato fotovoltaico, in pratica un tessuto che funge da cella solare, ricoperto da entrambi i lati da pellicole estensibili e impermeabili.
In sostanza si tratta di una cella solare perfettamente funzionante che può essere immersa nell’acqua oltre ad esserne resistente e che quindi, almeno in teoria, potrà essere utilizzata sui vestiti in maniera permanente in quanto resistente ai lavaggi.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Energy e si tratta di una delle varie ricerche che potrebbero aprire la strada alle celle solari indossabili e incorporabili nei vestiti in maniera permanente, qualcosa che oggi appare ancora fantascientifico.

Tra l’altro, dispositivi fotovoltaici indossabili, in grado di reperire l’energia dalla luce solare senza praticamente dare alcun fastidio in quanto si integrano perfettamente negli abiti, rappresenteranno un passo avanti non da poco per quanto riguarda l’Internet delle cose, ossia quel mondo, che si sta pian piano avvicinando, in cui tutti gli oggetti, finanche gli abiti, saranno collegabili ad Internet.
Questi oggetti, infatti, avranno bisogno di energia elettrica ma attingerla da batterie, che comunque occupano uno spazio e che devono essere comunque ricaricate, non rappresenta a volte la soluzione migliore.

Secondo Takao Someya, lo scienziato a capo della ricerca di cui sopra, questa invenzione potrebbe portare a sensori che registrano battiti cardiaci oppure la temperatura corporea fornendo dunque avvisi via Internet in caso di gravi problemi di salute o anche attacchi di cuore in corso.
Tutti i tentativi passati di ricreare cellule fotovoltaiche incorporate nei tessuti non vantavano tutte le proprietà che questo dispositivo sembra invece avere: stabilità a lungo termine, resistenza e impermeabilità all’acqua, efficienza energetica e resistenza alla deformazione (estrema flessibilità).

Il materiale utilizzato, denominato PNTz4T, è stato spalmato su una pellicola di parylene, nome commerciale di una varietà di polimeri, dello spessore di un micrometro (milionesimo di metro). Questa pellicola ultrasottile è stata poi ricoperta, su entrambi i lati, da un elastomero
a base acrilica del tutto impermeabile e resistente all’acqua.

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