170.000 anni fa in Sudafrica umani cuocevano e mangiavano rizomi di piante da fiore

Hypoxis angustifolia (credito: Marco Schmidt, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons)

170.000 anni fa in un’area che oggi si trova ai confini tra il Sudafrica e l’eSwatini (ex Swaziland) gli esseri umani cucinavano e mangiavano rizomi di piante amidacee dai fiori gialli.
È questa la scoperta effettuata da Lyn Wadley, del Wits Evolutionary Studies Institute dell’Università del Witwatersrand, Sudafrica, secondo la quale si tratta del ritrovamento più antico mai effettuato che mostra la cottura di piante del genere da parte di esseri umani, una scoperta che “fornisce una visione affascinante delle pratiche comportamentali dei primi umani moderni nell’Africa meridionale”, come specifica la stessa ricercatrice.

La straordinarietà sta anche nel fatto che resti di piante sostanzialmente così fragili siano giunti a noi fino adesso dandoci tra l’altro delle informazioni sulle diete di questi esseri umani, come fa capire Christine Sievers, scienziata dell’Università del Witwatersrand, altra ricercatrice impegnata nello studio.
La scoperta è stata fatta nel 2015 nei pressi della Border Cave nei Monti Lebombo, ai confini tra la provincia di KwaZulu-Natal, Sudafrica, e lo stato di eSwatini.

Già nelle prime fasi degli scavi i ricercatori avevano riconosciuto piccoli cilindri carbonizzati, rizomi di piante amidacee, appartenenti allo stesso genere di piante, l’Hypoxis, una pianta conosciuta anche come fiore dalla stella gialla.
“Ha piccoli rizomi con polpa bianca che è più appetibile della polpa amara e arancione dei rizomi delle specie medicinali più conosciute di Hypoxis (erroneamente chiamata patata africana)”, spiega la Sievers.
La specie di pianta appartenente a questo stesso genere oggi ancora esistente che si avvicina di più è l’Hypoxis angustifolia (nell’immagine).

Il riconoscimento è stato fatto grazie al confronto che i ricercatori hanno fatto dei resti carbonizzati con i rizomi di Hypoxis moderni, una ricerca durata ben quattro anni.
Come spiegano le due ricercatrici, i rizomi di questa pianta sono nutrienti e ricchi di carboidrati. Forse erano commestibili anche crudi, sono relativamente fibrosi e sono ricchi di amido, un alimento vegetale ideale.

Probabilmente, come spiega la Wadley, queste antiche popolazioni che vivevano in quest’area a ridosso tra i due Stati li cuocevano per renderli più facili da sbucciare e da digerire.
Inoltre hanno scoperto i resti di un bastoncino di legno nei pressi di questi resti della pianta che, secondo i ricercatori, questi gruppi utilizzavano per estrarre i rizomi di questa pianta dal terreno. Il bastoncino ritrovato è stato datato a circa 40.000 anni fa, come afferma Francesco d’Errico, ricercatore dell’Università di Bordeaux e dell’Università di Bergen, un altro degli autori dello studio.

I resti della pianta sono stati ritrovati nei pressi di camini vicino ad una grotta: gli esseri umani del tempo li coltivavano e poi li riportavano alla caverna per cucinarli nelle ceneri dei camini, come spiega la Wadley. Ciò suggerisce tra l’altro che questo stesso cibo era condiviso tra più persone all’interno della grotta.

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