A 3000 anni luce di distanza c’è forse un pianeta con condizioni molto simili a quelle terrestri

L'esopianeta KOI-456.04 (non ancora confermato) si trova ad una distanza simile dalla sua stella a quella che c'è tra la Terra e il Sole e anche la quantità di luce che riceve è simile a quella che riceve il nostro pianeta. Si tratta inoltre di luce visibile in quanto la stella non è una nana rossa, un tipo di stella intorno alla quale sono stati scoperti quasi tutti gli altri pianeti simili alla Terra per ora individuati, ma una stella simile al Sole (credito: MPS/René Heller)

Un team di scienziati tedeschi ha rovistato negli archivi di dati raccolti dal telescopio spaziale Keplero per verificare se intorno alla stella Kepler-160 ci fossero altri esopianeti interessanti e anche per verificare l’esistenza di un elemento perturbatore dell’orbita del l’esopianeta Kepler-160c.

I ricercatori hanno individuato due pianeti, uno confermato (Kepler-160d) e un altro ancora no ed è proprio quest’ultimo quello molto più interessante.
La scoperta è stata effettuata da ricercatori dell’Istituto Max Planck per la ricerca sul sistema solare (MPS), dell’Osservatorio di Sonneberg, dell’Università di Gottinga, dell’Università della California a Santa Cruz e della NASA.

Kepler-160b e Kepler-160c

Si tratta di una stella lontana da noi 3000 anni luce e individuata dal telescopio spaziale Keplero già sei anni fa. Ad orbitare intorno alla stella erano già stati individuati due pianeti, Kepler-160b e Kepler-160c, due pianeti molto caldi, più grandi della Terra e non ospitali per la vita.
Tuttavia nel corso degli anni i ricercatori hanno individuato anche minuscole variazioni nell’orbita di Kepler-160c, cosa che ha fatto pensare all’esistenza di un altro esopianeta, forse più piccolo, che faceva da elemento disturbatore, un altro pianeta che evidentemente il telescopio spaziale Keplero non aveva potuto individuare.

Kepler-160d e KOI-456.04

Analizzando un modello fisico dettagliato della variazione della luminosità della stella i ricercatori hanno individuato quello che è un nuovo candidato ad esopianeta, per ora denominato KOI-456.04. Oltre a questo i ricercatori hanno trovato un altro pianeta confermato, Kepler-160d, che è stato fin da subito il primo vero sospettato per quanto riguarda la distorsione dell’orbita di Kepler-160c.
Tuttavia poi i ricercatori si sono accorti che questo pianeta non aveva responsabilità.

KOI-456.04, un esopianeta molto simile alla Terra

Ad essere responsabile, molto probabilmente, è KOI-456.04, un altro pianeta del sistema con un raggio di 1,9 raggi terrestri e con un periodo orbitale di 378 giorni.
Questo pianeta riceve una quantità di luce della stella simile a quello che la Terra riceve dal Sole (circa il 93% di essa) dato che la sua distanza dalla stella è simile alla distanza che c’è fra la Terra il Sole e dato anche che la stella Kepler-160c è abbastanza simile al Sole stesso (ha 1,1 raggi solari ed una temperatura superficiale di soli 300° in meno rispetto a quella del Sole). Inoltre il pianeta si trova nella zona abitabile e quindi potrebbe avere acqua liquida sulla superficie.

Basterebbe un’atmosfera non troppo massiccia

Nonostante sia ben più grande della Terra, la sua distanza dalla stella e le sue condizioni nonché la sua posizione lo rendono molto interessante in quanto le cose condizioni superficiali potrebbero essere molto simili a quelle sulla Terra a patto che non abbia un’atmosfera troppo massiccia e troppo simile alla Terra.
Con un po’ di fortuna, con un’atmosfera abbastanza inerte e con un lieve effetto serra, la temperatura superficiale di KOI-456.04 potrebbe essere di +5 °C, circa 10° in meno rispetto alla temperatura globale media del nostro pianeta.

Si aspetta la missione PLATO dell’ESA

Ma si tratta di informazioni che al momento non sono conosciute e il pianeta non è stato neanche ancora confermato dato che le probabilità che sia un pianeta per ora sono dell’85% (per una conferma ci vuole il 99%).
I ricercatori ora aspettano soprattutto la missione spaziale PLATO dell’ESA che vedrà il lancio, previsto per il 2026, di un telescopio spaziale il quale potrà analizzare molto meglio questo sistema e non solo confermare l’esistenza di KOI-456.04 ma anche acquisire nuovi, interessanti dettagli.

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