Acufene, nuovo dispositivo che stimola elettricamente lingua allevia disturbo

Immagine che mostra il funzionamento del dispositivo che induce stimolazioni elettriche sulla lingua oltre a dei suoni nell'orecchio (credito: Neuromod Devices Limited)

Un nuovo trattamento per l’acufene viene presentato in un nuovo studio apparso oggi su Science Translational Medicine. Il nuovo trattamento vede l’uso di un dispositivo definito come “non invasivo” per applicare una tecnica conosciuta come “neuromodulazione bimodale”. Questa tecnica combina l’utilizzo di suoni con piccole scosse elettriche alla lingua. Secondo i ricercatori questo metodo fornisce un sollievo effettivo ai pazienti con tinnito.
Il trattamento ha come obiettivo un determinato sottoinsieme di cellule cerebrali le quali si attivano in modo anomalo, come spiega Hubert Lim, professore di ingegneria biomedica e otorinolaringoiatria dell’Università del Minnesota e uno degli autori dello studio.

Effettuando esperimenti anche sugli animali, infatti, i ricercatori hanno scoperto che sulla lingua ci sono alcuni i neuroni molto sensibili al tocco che possono essere stimolati elettricamente per attivare a loro volta particolari gruppi di neuroni che si trovano nel sistema uditivo. A quanto pare queste piccole scosse elettriche ristabiliscono i circuiti cerebrali che causano l’acufene.
Per capire il livello di efficacia di questo nuovo dispositivo, i ricercatori hanno eseguito esperimenti esplorativi randomizzati su 326 soggetti con acufene cronico. I partecipanti dovevano usare il dispositivo per 60 minuti al giorno per un periodo di 12 settimane.

Gli stessi partecipanti erano stati divisi in tre gruppi, ognuno con un trattamento leggermente diverso. I trattamenti potevano variare in base al tipo di suono usato, alla frequenza dei piccoli impulsi elettrici sulla lingua e al ritardo tra il suono e la stimolazione elettrica della lingua. Alla fine i risultati mostravano che, sull’84% dei partecipanti che era riuscito a completare tutto il regime dei trattamenti per tutte e 12 le settimane, l’81% mostrava dei miglioramenti in alcune variabili psicosociali collegate all’acufene, tra cui la capacità di concentrazione e la capacità di dormire nonché livelli più bassi di frustrazione e ansia e in generale una qualità migliore della vita quotidiana.

Questi miglioramenti, comuni a tutti e tre i gruppi, persistevano poi anche dopo un anno dal trattamento per il 77% mentre il 63% riferiva di in generale di aver ottenuto dei benefici dal trattamento.
“Il prossimo passo è fare l’imaging del cervello [negli esseri umani] ed esperimenti sugli animali per capire davvero cosa è cambiato nel cervello”, spiega Lim.
Il nuovo dispositivo di neuromodulazione bimodale è ora prodotto da Neuromod ed è disponibile in Germania e in Irlanda e lo stesso team di ricercatori guidato da Lim sta chiedendo l’approvazione alla FDA statunitense.

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