
Durante la conferenza Computex, Young Liu, CEO e presidente di Foxconn, ha espresso un messaggio inquietante: l’intelligenza artificiale, unita alla robotica, potrebbe spazzare via milioni di posti di lavoro a bassa qualifica. L’intervento è stato pubblicato su The Register[1].
Una trasformazione inevitabile
Secondo Liu, l’aumento della prosperità economica nei Paesi sviluppati porterà inevitabilmente alla sostituzione della forza lavoro più debole con sistemi automatizzati sempre più avanzati. L’intelligenza artificiale generativa e i robot saranno in grado di svolgere quei compiti poco qualificati che oggi impiegano milioni di persone, soprattutto nelle catene produttive. Liu mette in guardia i governi: serve un’attenta pianificazione per affrontare l’impatto di questa rivoluzione tecnologica.
Nasce FoxBrain, l’AI per la manifattura
Foxconn, che produce circa il 70% degli iPhone mondiali ed è il maggior produttore conto terzi, sta già lavorando a una soluzione proprietaria chiamata “FoxBrain”. Questo sistema integrerà i modelli Llama 3 e 4 di Meta con i dati interni dell’azienda per ottimizzare processi produttivi attraverso flussi di lavoro “agentici”, pensati per applicazioni specifiche e altamente specializzate. È una mossa che mira a rafforzare la competitività dell’azienda nel nuovo scenario dominato dall’AI.
La spinta globale verso l’intelligenza artificiale
Alla recente conferenza con gli investitori, Liu ha parlato della forte domanda mondiale di tecnologie AI. Foxconn ha registrato una crescita superiore al 50% nel settore dei server AI e generalisti nel primo trimestre del 2025. Si prepara ora a distribuire server dotati di GPU Nvidia della serie GB ai fornitori cloud nordamericani. L’azienda detiene il 40% del mercato globale dei server AI e punta a crescere ulteriormente.
Espansione e investimenti futuri
Foxconn ha già avviato collaborazioni in Medio Oriente, in particolare in Arabia Saudita, nei settori dei server AI, delle colonnine di ricarica per auto elettriche e nello sviluppo IT. Nei piani futuri ci sono anche India, Vietnam, Messico e Stati Uniti. Con 223 stabilimenti in 24 Paesi, la compagnia prevede di aumentare del 20% gli investimenti in infrastrutture nel 2025, destinando oltre il 60% di questi fondi a nuovi progetti di espansione.


