Additivo alimentare comunemente usato altera microbioma intestinale secondo studio

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Un additivo comunemente utilizzato negli alimenti, la carbossimetilcellulosa, può causare l’alterazione del microbiota intestinale secondo un nuovo studio pubblicato su Gastroenterology e secondo il comunicato dell’Università Statale della Georgia, Stati Uniti.[1] I ricercatori hanno svolto un esperimento su 16 persone adulte sane giungendo alla conclusione che il consumo di alimenti con questo additivo possa, a lungo termine, contribuire ad aumentare il rischio di malattie infiammatorie croniche.[2]

La carbossimetilcellulosa

La carbossimetilcellulosa è un composto sintetico che fa parte del gruppo degli emulsionanti. Gli emulsionanti vengono aggiunti a diversi alimenti e servono per far sì che gli alimenti stessi abbiano una consistenza migliore e per far sì che possano durare di più. La carbossimetilcellulosa è utilizzata negli alimenti fin dagli anni 60 del secolo scorso e, per un lungo periodo, si è ipotizzato che fosse sicura per gli esseri umani in quanto viene eliminata con le feci e dunque non viene assorbita dal corpo. Tuttavia qualche dubbio agli scienziati è arrivato, soprattutto da quando ci si è accorti che il cosiddetto microbioma intestinale, l’insieme di tutti i batteri che vivono nei nostri intestini, sembra avere ruoli molto importanti che a volte vanno anche al di là di quelli relativi alla digestione.[1]

Studi passati sui topi

Come spiega il comunicato dell’università americana, diversi esperimenti sui topi hanno suggerito che la carbossimetilcellulosa può alterare i batteri dell’intestino e può essere causa di malattie tra cui infiammazioni croniche come la colite. Questi collegamenti sugli esseri umani però non sono mai stati dimostrati.[1]

L’esperimento sui 16 soggetti sani

I ricercatori hanno svolto un esperimento su alcuni volontari sani i quali sono stati divisi in due gruppi: 9 dovevano portare avanti una dieta fatta di alimenti senza additivi e 7 dovevano portare avanti la stessa dieta ma integrata con carbossimetilcellulosa.
I ricercatori scoprivano che nei soggetti che avevano consumato l’additivo veniva alterata la composizione dei batteri del colon. In particolare il consumo degli additivi andava a ridurre alcune specie di batteri.[1]

Alterazioni nel metaboloma fecale

I ricercatori inoltre notavano che i soggetti che avevano consumato gli alimenti con l’additivo mostravano delle alterazioni anche nel metaboloma fecale. In particolare mostravano degli abbassamenti dei livelli di acidi grassi a catena corta e degli aminoacidi liberi. In due dei soggetti che consumavano gli alimenti con l’additivo, infine, i ricercatori scoprivano una presenza più massiccia dei microbi intestinali nello strato del muco interno, una regione che di solito è sterile. Ciò è una caratteristica dell’infiammazione intestinale, riferiscono i ricercatori nell’abstract.[2]

Consumo a lungo termine probabilmente promuove malattie infiammatorie croniche

Secondo i ricercatori, visto anche che nessuna particolare patologia o malattia è stata causata dall’additivo negli esseri umani a causa dell’esperimento, è il consumo a lungo termine che potrebbe promuovere le malattie infiammatorie croniche. Per scoprirlo davvero dovrebbero essere effettuati ulteriori studi.
Intanto questi risultati sembrano smentire l’ipotesi secondo la quale la carbossimetilcellulosa semplicemente “passa attraverso” il corpo e viene espulsa con le feci, come lascia intendere Andrew Gewirtz.[1]
Benoit Chassaing, ricercatore presso l’INSERM, Università di Parigi, crede che le risposte del corpo alla carbossimetilcellulosa e ad altri additivi alimentari siano “altamente personalizzate”. Bisogna dunque capire quali sono quegli individui più sensibili.[1]

Note e approfondimenti

  1. Ubiquitous Food Additive Alters Human Microbiota and Intestinal Environment – Georgia State University News – Faculty, Institute for Biomedical Sciences, Press Releases, Research, University Research

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