Agenzia Spaziale Europea sta progettando ossa biostampate in 3D per innesti d’emergenza negli astronauti

L’immagine tecnologica della settimana sul sito dell’Agenzia Spaziale Europea propone un interessante campione di osso artificiale, biostampato in 3D, realizzato nel corso di un progetto che da diversi anni la stessa agenzia sta portando avanti. Questo sforzo di ricerca ha l’obiettivo di creare nuove tecniche di bioprinting onde poter essere di supporto agli astronauti durante le loro missioni nello spazio.

Con il metodo che gli scienziati dell’ESA hanno messo a punto si potrebbero creare dei “pezzi di ricambio” nei casi di innesti ossei così come nei casi di innesti cutanei o addirittura trapianti di organi artificiali interni completi. Si tratta di operazioni di urgenza per le quali non è possibile attendere l’eventuale ritorno degli stessi astronauti sulla Terra, una cosa ancora meno fattibile quando si parla di missioni future indirizzate a Marte.

È risaputo che gli astronauti, sottoposti a gravità zero o alla gravità presente sulla Stazione Spaziale Internazionale (molto ridotta rispetto a quella sulla Terra), possono andare incontro a perdita di densità ossea. In queste condizioni le fratture potrebbero essere più frequenti. Si tratta di evenienze che bisogna considerare non solo per le varie missioni sulla stazione spaziale internazionale ma anche per quelle che riguarderanno Marte, ad esempio quelle che verranno gli astronauti soggiornare su stazioni orbitanti intorno al pianeta rosso.

Lo stesso discorso, spiega il comunicato presente sul sito dell’ESA, si può fare anche per le ustioni: anche in questo caso potrebbe crearsi la necessità di un innesto della pelle. Ed anche in questo caso la pelle potrebbe essere biostampata tramite un particolare “bio-inchiostro” fatto di sostanze nutritive prelevate da plasma sanguigno umano. Diversi esperimenti sono già stati fatti con personale sottoposto a gravità di meno di 1 g.

Note e approfondimenti

  1. ESA – 3D-printed bone

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