Alcuni metodi per decontaminare mascherine N95 le danneggiano secondo studio

Credito: leo2014, Pixabay, 4856198

Alcuni metodi per decontaminare le mascherine N95 risulterebbero negativi e danneggerebbero l’integrità nonché la funzionalità protettiva delle stesse maschere. È questo il risultato raggiunto dal gruppo di ricercatori dell’Università del Massachusetts ad Amherst.
I ricercatori hanno provato vari metodi che di solito si utilizzano per decontaminare queste tipologie di maschere ed hanno notato che mentre alcuni trattamenti si rivelavano efficienti, altri provocavano danni sostanziale alle mascherine, come spiega Richard Peltier, un professore nonché autore principale dell’articolo.

Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che quelle mascherine trattate un numero di volte compreso tra 1 e 10 con specifici sterilizzatori a base di perossido di idrogeno vaporizzato e fino a cinque volte con cicli di decontaminazione a base di perossido di idrogeno nel plasma gassoso mantenevano le funzionalità originali in termini di filtrazione.
Un altro processo per decontaminare le maschere basato su di radiazione ultravioletta per uccidere i germi, invece, man mano che tendeva a far diminuire l’efficienza del livello di filtrazione. Con questo metodo, dopo nove trattamenti, si giungeva ad un livello di filtrazione che “richiede cautela”, come descrivono i ricercatori.

I ricercatori però ammettono la limitatezza di questo studio: innanzitutto non hanno provato altri metodi esistenti che potrebbero essere funzionali e poi non hanno preso in considerazione varie caratteristiche che possono rendere una mascherina più o meno funzionale come la funzione elastica, la corrosione nei punti metallici, la compressione del respiratore, eccetera.
Lo studio con risultati che i ricercatori hanno conseguito con i metodi che hanno analizzato è comunque disponibile su Infection Control & Hospital Epidemiology.

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