
Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry[1] mostra come l’uso dell’intelligenza artificiale possa individuare in anticipo chi rischia la depressione post-partum, con l’obiettivo di offrire supporto psicologico tempestivo.
Un problema comune ma sottovalutato
Fino al 15% delle persone che partoriscono sperimenta sintomi legati alla depressione post-partum, ma spesso il problema viene intercettato solo settimane dopo la nascita. I controlli clinici specifici, infatti, avvengono di norma 6-8 settimane dopo il parto, quando molte madri stanno già affrontando forti disagi emotivi. Per migliorare l’assistenza, un team di Mass General Brigham ha progettato un modello basato sull’apprendimento automatico per individuare in anticipo i soggetti più a rischio.
Un modello che sfrutta dati già disponibili
L’algoritmo è stato addestrato su informazioni provenienti da oltre 29.000 cartelle cliniche di pazienti che hanno partorito in otto strutture sanitarie tra il 2017 e il 2022. I ricercatori hanno incluso nel sistema dati clinici e demografici raccolti al momento del parto, come condizioni mediche pregresse e storico delle visite. Il modello si è rivelato capace di escludere la probabilità di sviluppare la malattia nel 90% dei casi e di identificare correttamente quasi un terzo delle pazienti realmente a rischio.
Un’accuratezza che non discrimina
Sorprendentemente, il modello ha funzionato in modo simile su pazienti di età, etnie e origini differenti. È stato testato anche su donne senza precedenti psichiatrici, per capire se potesse individuare il rischio anche in assenza di segnali evidenti. L’aggiunta dei punteggi ottenuti nella scala di Edimburgo durante la gravidanza ha ulteriormente migliorato le prestazioni predittive dell’algoritmo.
Verso l’applicazione clinica
Attualmente, il team sta testando l’algoritmo in modo prospettico e collaborando con operatori sanitari per capirne l’effettiva integrazione nei percorsi di cura. Mark Clapp, autore principale dello studio, afferma che questo strumento potrà presto affiancare i medici nell’identificare precocemente chi ha bisogno di aiuto. Se validato su larga scala, potrebbe rivoluzionare il modo in cui si affronta la salute mentale post-partum.


