
Un algoritmo di intelligenza artificiale che può riconoscere la razza di un essere umano guardando solo le lastre ai raggi X. È quello che hanno ottenuto alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e della Harvard Medical School, come riferisce un nuovo articolo del Boston Globe.[1]
Gli stessi ricercatori hanno anche pubblicato uno studio su Lancet.[2]
Precisione dell’algoritmo sarebbe addirittura del 90%
La precisione dell’algoritmo sarebbe addirittura del 90% ma la cosa che più meraviglia è che gli stessi scienziati che hanno raggiunto questo risultato non sanno come l’algoritmo ci riesca.
Riconoscere la razza di un essere umano da una lastra raggi X non è una cosa che gli stessi esseri umani possono fare ma questo programma di intelligenza artificiale, che originariamente era stato addestrato solo per leggere le lastre ai raggi X o delle scansioni TC, sembra aver trovato il modo.
Algoritmo riconosceva le lastre dei pazienti neri
Marzyeh Ghassemi, un professore di ingegneria elettrica e informatica al MIT e uno degli autori dello studio, spiega che all’inizio ha pensato ad un errore quando i suoi studenti gli hanno riferito gli strani risultati.
Tutto è nato quando l’algoritmo, analizzando le lastre ai raggi X di diversi toraci, etichettava le lastre dei pazienti neri come aventi più probabilità di avere segni di una malattia. A quel punto i ricercatori, come spiega Leo Anthony Celi, un professore della Harvard Medical School e altro autore dello studio, hanno cominciato a chiedersi: come fa un algoritmo a riconoscere la razza di un essere umano da una lastra?
Forse c’entra la melanina
I ricercatori hanno poi usato l’algoritmo su lastre di diverse parti del corpo, anche quelle di una mano o della colonna vertebrale, tutte immagini che non avevano alcun segno evidente relativo alla razza, come il colore della pelle o la capigliatura. Non è possibile trovare una differenza razziale solo guardando l’interno del corpo, men che meno il genoma.
Mail programma identificava la razza con precisione notevole e distingueva accuratamente tra soggetti bianchi e soggetti neri.
I ricercatori hanno fatto un’ipotesi: forse c’entra la melanina, il pigmento che fa sì che la pelle abbia un certo colore. I raggi X e gli scanner TC probabilmente in qualche modo rilevano, in tracce minime, il contenuto della melanina sulla pelle. Queste informazioni vengono incorporate nell’immagine digitale che poi viene data in pasto all’algoritmo.

