Alimenti trasformati, l’effetto degli omega-3 scoperto dagli scienziati

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I ricercatori dell’Università Statale dell’Ohio hanno realizzato interessanti esperimenti sui dati giungendo ad una particolare conclusione riguardo agli alimenti altamente trasformati: gli omega-3, acidi grassi polinsaturi presenti in particolare nel pesce oltre che in alcuni prodotti di natura vegetale, sembrano utili nel prevenire i problemi di memoria e nel ridurre gli effetti infiammatorie causati dagli alimenti altamente trasformati nei topi più anziani.[1] Lo studio è stato pubblicato su Brain, Behavior and Immunity.[2]

L’esperimento con i topi

I ricercatori hanno svolto esperimenti su topi con un’età dai 3 ai 24 mesi assegnandoli in gruppi diversi: un gruppo poteva continuare con la loro dieta tradizionale con il 54% degli alimenti costituiti da carboidrati complessi a base di grano, un altro doveva portare avanti una dieta altamente elaborata (con un quantitativo maggiore di carboidrati raffinati come amido di mais, maltodestrina e saccarosio) e un terzo gruppo che doveva portare avanti la stessa dieta altamente elaborata ma integrata con acido docosaesaenoico (DHA). Quest’ultimo è un acido grasso omega-3 presente soprattutto nel pesce in altri animali marini che di solito portiamo sulle nostre tavole.[1]

Scoperte

I ricercatori scoprivano un livello più alto di attivazione dei geni collegati ad una potente proteina pro infiammatoria nonché ad altri marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo e nell’amigdala dei topi, in particolare i più anziani, del secondo gruppo, quelli della dieta altamente trasformata senza DHA, rispetto ai topi del terzo gruppo, quelli della dieta altamente trasformata con integrazione di DHA.[1]

Più problemi con la memoria con cibi elaborati senza omega-3

I ratti che portavano avanti la dieta elaborata senza DHA più anziani mostravano inoltre più perdita di memoria nei test comportamentali. In particolare sembravano dimenticare di aver trascorso del tempo in uno spazio che prima non conoscevano e ciò avveniva in pochi giorni.
Si tratta di segni, secondo i ricercatori, di problemi di memoria contestuale nell’ippocampo. Inoltre non mostravano un comportamento che rilevava una paura anticipatoria rispetto ad un pericolo, cosa che dimostrava problemi nell’amigdala.[1]

L’integrazione col composto omega-3

I ricercatori infine scoprivano che integrando il composto omega-3 nella dieta dei ratti più anziani preveniva la risposta infiammatoria nel cervello e altri segni di perdita di memoria livello comportamentale. La stessa integrazione di DHA sembrava inoltre non avere effetto sull’aumento di peso collegato ai cibi altamente trasformati.
Secondo Ruth Barrientos, ricercatrice dell’Institute for Behavioral Medicine Research dell’Università statale dell’Ohio e autrice senior dello studio, spiega che si tratta di risultati che non devono indicare che gli effetti di una dieta basata su cibi altamente trasformati possono essere prevenuti semplicemente poi assumendo omega-3. Questi effetti possono essere prevenuti efficacemente solo migliorando la dieta.[1]

Il malinteso delle diete altamente elaborate con pochi grassi

Secondo quanto spiega la ricercatrice, spesso diete altamente elaborate vengono pubblicizzate come diete a basso contenuto di grassi ma intanto, oltre ad essere basate cibi altamente trasformati, contengono poche fibre e sono caratterizzate da carboidrati raffinati, conosciuti anche come “carboidrati di bassa qualità”. Non bisogna, secondo la ricercatrice, dunque guardare solo le informazioni nutrizionali di un alimento ma bisogna guardare anche alla qualità dei suoi carboidrati e la presenza di fibre.

Diminuire alimenti trasformati e integrare dieta con omega-3

La stessa ricercatrice ritiene che si tratti di risultati che suggeriscono che cibi altamente trasformati possono avere un effetto negativo sulla memoria nella popolazione che invecchia. A tal proposito si potrebbero non solo diminuire gli alimenti trasformati nella dieta ma anche integrare quest’ultima con alimenti ricchi di acidi grassi omega-3 per rallentare il declino della memoria e quindi anche le malattie neurodegenerative collegate con l’età, come il morbo di Alzheimer.[1]

Note e approfondimenti

  1. How highly processed foods harm memory in the aging brain (IA)
  2. Dietary DHA prevents cognitive impairment and inflammatory gene expression in aged male rats fed a diet enriched with refined carbohydrates – ScienceDirect (IA) (DOI: 10.1016/j.bbi.2021.08.214)

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