Allenamento di resistenza e quello ad intervalli ad alta intensità migliorano memoria spaziale nei topi

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Analizzando le risposte del corpo dei ratti a particolari tipologie di esercizio, un team di ricercatori dell’Università di Tsukuba ha scoperto che l’allenamento di resistenza, quello ad alta intensità, e quello a intervalli (brevi sprint seguite da fasi di riposo) possono avere effetti positivi per quanto riguarda alcune funzioni del cervello.

I ricercatori hanno assegnato i topi a tre gruppi: uno di riposo, uno dedito alla corsa di resistenza o uno dedito a esercizi ad intervalli (brevi sprint sui tapis roulant seguiti da una fase di riposo). L’esperimento è durato quattro settimane.
I topi del gruppo della corsa di resistenza e di quelli degli esercizi a intervalli alternati vedevano una perdita di peso, un aumento della massa muscolare e una capacità di eseguire i stessi esercizi più a lungo rispetto ai topi del gruppo di controllo (topi a riposo).

Per i topi inseriti nel gruppo degli esercizi a intervalli alternati i ricercatori notavano però anche una migliore capacità aerobica cellulare nel soleo e nei muscoli plantari.
Inoltre i ricercatori notavano, in entrambi i gruppi dediti agli esercizi, rispetto ai topi del gruppo di controllo, una memoria migliore per quanto riguarda le prove di apprendimento spaziale (fuga dal labirinto) e un maggior sviluppo cellulare, un fenomeno denominato neurogenesi, nell’ippocampo.

Infine i ricercatori notavano che i livelli di una proteina che promuove la neurogenesi (denominata BDNF) erano aumentati nei topi che avevano eseguito esercizi a intervalli alternati ma non nei topi che avevano eseguito solo la corsa di resistenza. Contemporaneamente notavano che i livelli del recettore di questa proteina (TrkB) aumentavano però in entrambi questi due gruppi.
I ricercatori si sono chiesti: perché la corsa di resistenza non aumentava l’espressione della proteina BDNF? Secondo i ricercatori ciò forse è da spiegare nel fatto che l’esercizio fisico è comunque un tipo di stress e quindi la risposta risiederebbe nel ruolo di mediazione dello stress sull’espressione della BDNF.

“In questo studio, abbiamo dimostrato che un regime di esercizi HIIT (gli esercizi ad intervalli, n.d.r.) con un volume di esercizio basso migliora nondimeno la memoria spaziale, e abbiamo dimostrato che questi miglioramenti sono supportati da cambiamenti nella plasticità neuronale nell’ippocampo. In uno studio precedente, abbiamo scoperto che l’allenamento continua ad intensità leggera ha avuto un effetto benefico simile, mentre l’allenamento continuo ad alta intensità no”, spiega Hideaki Soya, ricercatore principale dello studio.

Note e approfondimenti

  1. High-Intensity Intermittent Training Improves Spatial Memory in Rats – University of Tsukuba (IA)
  2. High-intensity Intermittent Training Enhances Spatial Memory and Hippocampal Neurogenesis Associated with BDNF Signaling in Rats | Cerebral Cortex | Oxford Academic (IA) (DOI: 10.1093/cercor/bhab093)

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