Allucinazioni uditive, alterata connettività cerebrale tra le cause

Credito: Doi: 10.1016/j.bpsc.2020.04.015 - Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging )

Le allucinazioni possono caratterizzare non solo il sistema visivo ma anche quello uditivo. Le allucinazioni uditive accadono quando una persona sente delle voci o altre tipologie di suoni senza che ci siano stimoli esterni.
Sono una delle caratteristiche principali di vari disturbi neuropsichiatrici tra cui la schizofrenia. Come il cervello abbia un ruolo nelle allucinazioni uditive non è ancora ben chiaro.
Un nuovo studio, pubblicato su Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, cerca di chiarire un po’la questione.

Secondo i ricercatori dell’Università di Ginevra, Svizzera, sarebbe in particolare lo sviluppo anormale dei nuclei talamici, un’area del cervello coinvolta nell’elaborazione sensoriale, e un modello immaturo di connettività talamo-corticale nelle regioni rideve del cervello a rappresentare le cause, come spiega Valentina Mancini, una delle ricercatrici impegnate nello studio.
I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica per analizzare la connettività dei cervelli di 110 persone sane e di 120 persone con un disturbo genetico denominato sindrome da delezione 22q11.2.

Le persone in questo disturbo genetico mostrano un rischio più elevato di sviluppo di schizofrenia e di allucinazioni sensoriali. I ricercatori hanno analizzato il talamo e le sue connessioni trovando differenze in determinate regioni dei sotto-nuclei talamici.
Nelle persone con questa sindrome, queste regioni risultano più piccole. Inoltre scoprivano che nelle persone con detta sindrome i nuclei talamici addetti a comunicare con la corteccia frontale risultano più grandi.
Scoprivano infine che le persone con allucinazioni uditive mostravano una connettività maggiore tra i nuclei genicolati mediali e laterali (MGN, LGN), con la corteccia uditiva e con altre aree di elaborazione del linguaggio.

“Questi risultati forniscono una spiegazione meccanicistica dell’estrema probabilità di fenomeni allucinatori nei giovani inclini a psicosi a causa della sindrome da delezione 22q11.2”, spiega ancora Mancini. “Inoltre, lo studio delle interazioni evolutive tra talamo e corteccia può aiutare a identificare nuovi obiettivi di intervento volti a prevenire l’insorgere di sintomi psicotici negli individui a rischio a causa di condizioni genetiche o stato clinico ad altissimo rischio.”

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