Analizzando genomi con deep learning si scopre nuovo antenato umano

Schema delle migrazioni dei nostri antenati dall'Africa (credito: Center for Genomic Regulation, Mayukh Mondal et al)

Utilizzare le odierne potenze computazionali e gli algoritmi di apprendimento approfondito nel campo della biologia evolutiva può essere altamente utile e un nuovo studio pubblicato su Nature Communications lo dimostra.

Tra l’altro questo stesso studio ha anche fatto interessante scoperta: analizzando al computer il DNA degli individui asiatici moderni, si è scoperto che questi ultimi devono il loro genoma anche ad un ibrido tra Neanderthal e denisovani. Questo ominide ibrido si sarebbe incrociato con gli umani moderni provenienti dall’Africa meridionale in qualche punto nel passato.
Si tratta dunque della dimostrazione dell’esistenza del “terzo antenato”, che, almeno fino a questo momento, era solo una teoria.

Questa scoperta andrebbe anche a spiegare l’esistenza dell’ibrido trovato l’estate scorsa nelle caverne di Denisova, un ibrido considerato come la progenie di una madre neanderthaliana e di un padre denisovano.

Lo spiega anche Jaume Bertranpetit, ricercatore presso l’Istituto di biologia evolutiva (IBE) e uno degli autori della ricerca: “Circa 80.000 anni fa, si è verificata la cosiddetta ‘migrazione dall’Africa”, quando parte della popolazione umana, che già era fatta di esseri umani moderni, abbandonò il continente africano e migrò verso altri continenti, dando origine a tutte le popolazioni attuali. Sappiamo che da quel momento in poi, gli esseri umani moderni si incrociarono con i Neanderthal in tutti i continenti, ad eccezione dell’Africa, e con i Denisovani in Oceania e probabilmente nel Sud-Est asiatico, sebbene l’evidenza di incroci con una terza specie estinta non era stato confermato con certezza “.

Fonti e approfondimenti

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