Analizzano resti di ittiosauro e scoprono rarissimo fossile di megapredazione

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.isci.2020.101347, iScience)

I resti di un ittiosauro scoperti in Cina nel 2010 sono stati oggetto di una nuova e più approfondita analisi da parte dei ricercatori dell’Università della California a Davis. Si tratta di un fossile particolare in quanto descrive un inusuale atto di “megapredazione”, una condizione predatoria che si verifica quando un grosso animale cattura un altro grosso animale quasi delle sue dimensioni.
Nello studio, pubblicato sulla rivista iScience, gli scienziati rivelano che si tratta di un ittiosauro, un grosso rettile marino simile ad un delfino, che aveva predato e mangiato un altro grosso animale marino più o meno delle sue dimensioni.

Gli scienziati hanno sempre sospettato che gli ittiosauri fossero predatori violenti, probabilmente all’apice dei loro ecosistemi, ma prove di predazione da parte di questi animali marini estinti sono davvero poche. Questo studio e i risultati conseguiti dai ricercatori supportano questa idea.
I ricercatori hanno analizzato i resti fossili di un Guizhouichthyosaurus, un genere di ittiosauri estinti i cui resti sono stati ritrovati in passato in Cina. Il genere contiene una sola specie, la Guizhouichthyosaurus tangae.
Eseguendo le loro analisi, i ricercatori hanno individuato uno strano rigonfiamento all’interno dell’addome dell’ittiosauro scoprendo che c’erano fossili di ossa più piccoli che non appartenevano all’ittiosauro stesso. Secondo i ricercatori resti fossili rinvenuti nell’addome dell’ittiosauro appartengono ad uno Xinpusaurus xingyiensis, un altro grosso rettile appartenente al gruppo dei talattosauri simile ad una gigantesca lucertola con lunga coda.

Si tratta della prima volta, almeno per quel che ne sanno gli stessi ricercatori, che vengono trovati resti così articolati e dettagliati di un grande rettile nello stomaco di un altro grande predatore, come spiega Ryosuke Motani.
In passato gli atti di predazione e le diete “carnivore” di animali estinti di questa grandezza venivano descritti sempre tramite le prove trovate analizzando la dentazione fossile e la strutturazione delle stesse mascelle. Questa è la prima prova diretta di un atto di predazione tra rettili di questa grandezza.

D’altronde se il Guizhouichthyosaurus era lungo quasi cinque metri, la sua preda, lo Xinpusaurus era lungo circa quattro metri. Il Guizhouichthyosaurus deve aver smembrato la sua preda e deve aver cominciato a consumare la sezione centrale, quella che va dagli arti anteriori a quella posteriore, per poi morire per qualche motivo.

In passato qualcuno aveva posto delle obiezioni riguardo al fatto che il Guizhouichthyosaurus fosse un grande predatore: i suoi denti, infatti, sono relativamente piccoli e potrebbero apparire come non adatti per afferrare le prede e azzannarle per smembrarle. Tuttavia, come fa notare Motani, in realtà non c’è bisogno di denti molto lunghi e appuntiti per afferrare una preda e per romperle le ossa e lacerarla. Lo dimostrano anche alcuni predatori moderni tra cui orche e gli stessi coccodrilli.

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