Analizzata atmosfera dell’esopianeta gioviano ultracaldo WASP-178b: ha un clima estremo

Credito: Vadim Sadovski, Shutterstock, ID: 1066582772

A volte i pianeti giganti gassosi, come il nostro Giove, possono essere molto vicini alle stelle intorno alle quali orbitano. Così vicini che le loro superfici possono raggiungere temperature che superano agevolmente i 1600° centigradi. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature, descrive proprio uno di questi mondi.

Pianeta WASP-178b

I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti dalle osservazioni effettuate dal telescopio spaziale Hubble per quanto riguarda il pianeta WASP-178b. Questo pianeta è relativamente vicino (si trovano una distanza da noi di circa 1300 anni luce).
È uno di quei pianeti in cui un lato è sempre rivolto verso la sella. Questo significa che il lato rivolto verso l’astro è caratterizzato da temperature ben superiori rispetto a quelle dell’altro lato. In alcuni casi possono esserci però atmosfere con venti dalla potenza sufficiente affinché il caldo di un lato possa trasferirsi all’altro.

La strana reazione atmosferica di WASP-178b

È il caso di WASP-178b. Come descrivono i ricercatori nello studio, venti con velocità paragonabili ai venti dei superuragani (oltre 3700 km orari) trasportano l’atmosfera torrida dal lato caldo al lato oscuro. Qui accade una reazione chimica per la quale il monossido di silicio si raffredda al punto da diventare duro come la roccia per poi piovere sulla superficie. Tuttavia già nelle aree dell’alba e del tramonto (le zone del pianeta dove la luce della stella comincia a raggiungere) le temperature sono così alte che la roccia stessa si vaporizza.

Perché è importante studiare le atmosfere dei gioviani supercaldi

Come specifica un comunicato della NASA, si tratta di pianeti del tutto inabitabili, almeno per la vita che conosciamo. Ma studi come questi ci aiutano a capire come si formano le atmosfere di pianeti anche diversi, come quelli rocciosi e terrestri, ossia pianeti in cui la vita può attecchire.
Gli spettri di luce che ci giungono dai gioviani supercaldi, infatti, sono molto più forti di quelli che possono giungere a noi da un esopianeta terrestre, come spiega Josh Lothringer, ricercatore della Utah Valley University di Orem che ha realizzato lo studio.

Studi considerabili anche come dei “test”

Questo vuol dire che se non siamo in grado di comprendere questi dati, difficilmente ci riusciremmo con quelli che ci giungono da pianeti più simili al nostro. In tal senso questi studi possono essere considerati come dei “test” per “costruire una comprensione generale delle proprietà fisiche come la formazione di nubi e la struttura atmosferica”, come spiega il ricercatore.

Note e approfondimenti

  1. UV absorption by silicate cloud precursors in ultra-hot Jupiter WASP-178b| Nature (DOI: 10.1038/s41586-022-04453-2)

Articoli correlati


Tag

Condividi questo articolo


Data articolo