Analizzate 257 impronte di neanderthaliani impresse più di 80.000 anni fa nel fango

Una delle impronte del sito di Le Rozel Analizzate dai ricercatori (credito: Dominique Cliquet)

Nonostante siano tra gli ominidi più studiati in assoluto, degli uomini di Neanderthal non abbiamo moltissime informazioni certe riguardo alla dimensione e alla composizione dei gruppi sociali.

Le informazioni che abbiamo sono basate perlopiù su studi indiretti e analisi di reperti archeologici o osteologici.
Un nuovo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, cerca di tamponare in parte queste mancanze tramite le analisi di 257 impronte rinvenute lungo la costa della Normandia.

Si pensa che queste impronte furono impresse da uomini di Neanderthal oltre 80.000 anni fa. I ricercatori stessi ne sono certi perché in quel periodo gli stessi neanderthaliani erano gli unici ominidi conosciuti ad abitare questa regione dell’Europa e perché l’Homo sapiens giunse in queste aree solo 35.000 anni dopo.
D’altronde possono usare solo informazioni del genere perché oltre alle impronte non sono state trovate altre tracce, ad esempio pezzi di ossa, che indicassero con certezza la natura degli ominidi che le avevano impresse.

Queste tracce possono in ogni caso fornire, secondo l’autore, Jeremy Duveau, ricercatore del Museo Nazionale di Storia Naturale della Francia, molte informazioni.
Il ricercatore ha innanzitutto scoperto che le impronte analizzate appartenevano ad un piccolo gruppo di neanderthaliani composto da 10 a 13 individui, perlopiù fatto di bambini e adolescenti e pochi maschi adulti.

Tuttavia è probabile che queste impronte sono quelle lasciate solo da qualche membro del gruppo che si trovava all’esterno nel momento in cui le stesse tracce sono poi rimaste impresse e che questo numero non rappresenti la dimensione del gruppo stesso.
Le impronte degli uomini adulti, in particolare, suggeriscono un’altezza del corpo che probabilmente raggiungeva i 190 cm, dato reperito dalle dimensioni delle impronte più grandi.

Queste impronte, lasciate nel fango nel sito di Le Rozel, sono rimaste conservate grazie alla sabbia e alla particolare struttura dunosa costruita negli anni dal vento.
Queste impronte erano state scoperte per la prima volta negli anni 1960 ma sono state analizzate solo a partire dal 2012 quando i ricercatori hanno cominciato a scoprire centinaia di tracce lasciate da piedi di ominidi.

Molte di esse, con una particolare tecnica, sono state prelevate dal sito e conservate in un luogo sicuro affinché non possono essere distrutte e possano essere poi analizzate con cura anche con nuove tecniche, ancora più efficienti, in futuro.

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