Analizzato riscaldamento globale di 56 milioni di anni fa: si teme il peggio per quello attuale

Nel tentativo di comprendere il riscaldamento globale in corso un gruppo di ricercatori ha analizzato un noto fenomeno di riscaldamento globale avvenuto circa 56 milioni di anni fa conosciuto anche con l’acronimo PETM (Paleocene-Eocene Thermal Maximum, massimo termico del Paleocene-Eocene). Durante quest’epoca, tra il Paleocene e l’Eocene, le temperature globali si abbassarono di 5-8 gradi.

Si trattò di un evento eccezionale: in un tempo molto breve (su scala geologica), tra 10.000 e 20.000 mila anni ci fu un consistente aumento della temperatura che si assestò solo dopo poche centinaia di migliaia di anni.
I ricercatori dell’università di Ginevra (UNIGE) hanno analizzato i sedimenti del versante meridionale dei Pirenei, un’area che permette di osservare con maggior dettaglio antichi canali fluviali.

I ricercatori hanno inteso, infatti, valutare l’impatto delle inondazioni dei fiumi provocate proprio dal riscaldamento globale durante quest’epoca. Si è scoperto che le inondazioni aumentarono tantissimo (di un fattore di 8 e in taluni casi di 14) e che le vaste aree verdi furono sostituite da pianure aride e da quasi deserti.

Secondo Sébastien Castelltort, uno degli autori della ricerca, durante quest’epoca “Con il riscaldamento globale, il paesaggio è completamente cambiato: le inondazioni che formano i canali, che si verificano in media ogni due o tre anni e il cui flusso siamo stati in grado di misurare, sono aumentate di 14 volte rispetto a prima, quando il clima era più freddo”.
Le conclusioni in relazione all’era odierna? L’attuale riscaldamento globale, che risulta molto più veloce di quello di 56 milioni di anni fa, potrebbe portare a conseguenze molto maggiori.

Fonti e approfondimenti



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