Anche pipistrelli cambiano tono di voce voce quando si rivolgono ai piccoli piccoli

Anche i pipistrelli fanno ricorso al cosiddetto “baby talk”, ossia il cambiamento della voce e del suo tono, quando parlano con i piccoli, proprio come fanno gli esseri umani. Già diverse ricerche in passato hanno chiarito che questa modalità di linguaggio quando ci si rivolge ai bambini piccoli può facilitare l’apprendimento della lingua ma si credeva, almeno fino a questo studio realizzato da ricercatori dello Smithsonian Tropical Research Institute (STRI), che fosse una caratteristica distintiva solo degli esseri umani.

I ricercatori si sono concentrati sul Saccopteryx bilineata, un pipistrello originario dell’America centrale e meridionale. Questo pipistrello può vantare un ampio repertorio vocale che usa per emettere quelli che possono essere considerati dei “canti” o comunque vocalizzazioni molto complesse che servono più che altro per la difesa del territorio e per il corteggiamento. La complessità delle vocalizzazioni si trova soprattutto nei maschi e la caratteristica si è probabilmente evoluta per migliorare le tecniche di corteggiamento nei confronti delle femmine.

I ricercatori hanno notato che durante i primi tre mesi di vita, ossia quando i piccoli di Saccopteryx bilineata cominciano a sperimentare una sorta di “linguaggio”, i pipistrelli adulti, sia maschi che femmine, si rivolgono al loro in maniera diversa, alterando le vocalizzazioni stesse e il loro tono.
I ricercatori hanno registrato le stesse vocalizzazioni dei pipistrelli adulti nei confronti dei piccoli scoprendo che in particolare le madri interagiscono in questo modo quando i piccoli cominciano a “balbettare”. Secondo i ricercatori i vocalizzi particolari della madre fungerebbero da “feedback” positivo per supportare i piccoli durante la loro pratica vocale.

Anche gli adulti maschi cambiavano la loro vocalizzazione quando dovevano comunicare con i piccoli ma essi tendevano maggiormente a trasmettere una sorta di “firma vocale” distintiva del loro gruppo. Questo faceva sì che i piccoli crescano con delle vocalizzazioni più simili a quelle del proprio gruppo che a quelle di altri gruppi, come spiega Mirjam Knörnschild, una delle autrici dello studio.
È la prima volta che si trova un fenomeno simile al “baby talk” umano negli animali. Questo studio, inoltre, mostra quanto il livello di comunicazione tra i pipistrelli sia in realtà molto più complesso di quanto si pensi.

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