Anche studi inconcludenti dovrebbero essere sempre pubblicati secondo nuova ricerca

Gli studi scientifici che non giungono ad alcun risultato o che sono caratterizzati da risultati inconcludenti devono essere sempre pubblicati, indipendentemente dal loro risultato, secondo una ricerca pubblicata su PLOS ONE e condotta dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR).
Secondo Andreas Hensel, presidente del BfR, i risultati migliori nel comparto scientifico si hanno “quando vengono pubblicati studi apparentemente inconcludenti”.

Si tratta di un’osservazione non di poco conto se si pensa che la maggior parte degli studi scientifici viene pubblicata perché gli stessi studi sono giunti ad un risultato positivo, come ad esempio la misurazione di un effetto atteso, la scoperta di una sostanza o più semplicemente la convalida di un’ipotesi.
I risultati “negativi”, intesi come nulli, ossia che non hanno portato ad alcuna scoperta, tendono ad essere pubblicati sempre di meno. Questo lo si deve anche al fatto che la pubblicazione di uno studio può avere effetti troppo marcate sulla reputazione del singolo ricercatore.

Secondo questa ricerca, anche un risultato apparentemente negativo non rappresenterebbe un inconveniente, qualcosa da non far conoscere, ma piuttosto un guadagno in termini di conoscenza.
Ad esempio un test sugli animali tramite il quale non si riesce a dimostrare l’efficacia di nuovo farmaco non può essere considerato come un fallimento agli occhi della scienza ma piuttosto come un risultato valido perché impedisce studi successivi non necessari e accelera, in linea generale, lo sviluppo di nuove terapie.

Lo sfondo dello studio è rappresentato anche dalla crisi di riproducibilità lamentata nelle scienze della vita e nella ricerca psicologica: tra il 51 e l’89% dei risultati pubblicati in studi bioscientifici non può essere riprodotto da altri ricercatori. In questo modo vengono pubblicati studi che sembrano sempre “positivi” proprio perché non confutabili.

Fonti e approfondimenti



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