Andromeda ha cannibalizzato due galassie nel suo lontano passato

I ricercatori hanno analizzato diversi flussi di stelle alle periferie di Andromeda ed hanno compreso che ha assimilato diverse galassie più piccole nel suo passato (credito: Dougal Mackey, Australian National University)

Andromeda è la galassia più vicina alla via Lattea (se non contiamo le cosiddette “galassie nane” satelliti) e un giorno comincerà ad unirsi alla nostra galassia per formare un’unica grande galassia che qualcuno ha già denominato “Milkomedra”.

Tuttavia Andromeda, secondo un nuovo studio presentato oggi su Nature, risulta essere stata, nel corso della sua storia, molto attiva per quanto riguarda l’assimilazione delle piccole galassie che le ronzavano intorno, il tutto in attesa di fare la fusione delle fusioni con la nostra tra 4,5 miliardi di anni.

Secondo i ricercatori Andromeda ha infatti un passato caratterizzato da un “cannibalismo” più pronunciato di quanto pensato in precedenza.
Utilizzando i dati di diversi telescopi, i ricercatori hanno analizzato vari cluster di stelle posti nelle zone più esterne della galassia e hanno notato la presenza di due ammassi di stelle con caratteristiche che non sembravano attinenti con il resto della galassia in termini di traiettorie e di velocità.

Analizzando due di questi ammassi, i ricercatori sono giunti alla conclusione che si trattava dei resti di due galassie nane che la stessa Andromeda aveva assimilato molto tempo fa.
Uno dei due “pasti” era addirittura avvenuto più di 10 miliardi di anni fa.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che la direzione di queste assimilazioni combacia con il cosiddetto “piano dei satelliti”, uno strano allineamento di galassie nane che orbitano intorno ad Andromeda, allineamento che non è mai stato spiegato.

I ricercatori credono che esista una sorta di “rete cosmica” della materia che filtra l’universo e che agevola anche questi “pasti extra galattici”, come dichiara Geraint Lewis dell’Università di Sydney, uno dei ricercatori impegnati nello studio che ha visto il lavoro di un team internazionale di ricercatori di varie istituzioni.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo


Resta aggiornato su Facebook