Animali marini simili a meduse mangiano larve che mettono al mondo per sopravvivere in inverno

Mnemiopsis leidyi (credito: Smithsonian Environmental Research Center, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons)

Non è rarissimo, in natura, assistere a genitori che, in caso di bisogno, si cibano della stessa prole ed è questo il caso anche della Mnemiopsis leidyi, una “gelatina” di mare della famiglia delle Bolinopsidae.
Come spiega un nuovo articolo apparso su Science, che si rifà ad uno studio pubblicato su Communications Biology, questa specie invasiva simile ad una medusa, diffusa soprattutto nel Mar Baltico, riesce a sopravvivere durante l’inverno mangiando le sue stesse larve.

Conosciuto anche come “noce di mare”, a causa della sua caratteristica forma, questo animale negli ultimi anni si è diffuso tantissimo anche in altre aree marine europee e ciò tra l’altro ha rappresentato un problema perché se in gran numero questi animali possono alterare la catena alimentare del mare.
I ricercatori hanno eseguito i propri studi osservando questi animali in un fiordo danese e dopo averne prelevati vari esemplari si sono effettivamente accorti che gli adulti avevano letteralmente mangiato larve della propria specie, incluse molto probabilmente anche quelle che avevano messo al mondo.

Questo comportamento, a conti fatti, non rappresenterebbe poi un grande problema in quanto questi animali sono soliti produrre tantissime larve alla fine dell’estate e molte di loro non sopravvivono e non arrivano neanche all’inverno successivo. Molte delle larve sono infatti consumate dagli adulti tanto che, per lunghe settimane o mesi, non hanno neanche bisogno di cercare prede o nutrimento altrove, soprattutto durante il freddo inverno.

Ci si chiederà: perché sprecare energie per far nascere larve che poi andranno mangiate per acquisire energia? Molto probabilmente, secondo i ricercatori, gli stessi adulti approfittano del fatto che le larve, in ogni caso, debbono raccogliere cibo e attaccare altre prede, poste più in basso nella catena alimentare, per sopravvivere e ciò rappresenta comunque un surplus energetico che gli adulti alla fine sfruttano.

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