Annuncio storico: pubblicata la prima immagine di Sagittarius A*, l’enorme buco nero al centro della nostra galassia

Il materiale che ruota intorno al buco nero supermassiccio Sagittarius A* che si trova al centro della nostra galassia. Le dimensioni dell'anello hanno sbalordito i ricercatori per come concordano con le stime fatte in precedenza basate sulla relatività generale di Einstein.Credito immagine: collaborazione EHT

La tanto attesa conferenza stampa tenuta dagli astronomi dell’Event Horizon Telescope (EHT), una rete globale di radiotelescopi realizzata grazie ad una collaborazione internazionale partita nel 2009, è finalmente avvenuta e l’annuncio, anche se in molti forse se lo aspettavano, è di quelli che probabilmente resteranno nella storia dell’astronomia. I ricercatori hanno reso pubblica la prima immagine del buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, denominato Sagittarius A*.

È il buco nero supermassiccio più vicino alla Terra

Anche se è la seconda immagine di un buco nero mai realizzata dopo quella relativa al buco nero presenti al centro della galassia M87, pubblicata nell’aprile del 2019, probabilmente questa ha una valenza ancora superiore per un paio di motivi. Innanzitutto si tratta della nostra galassia e quindi il buco nero supermassiccio in questione è il più vicino a noi tra tutti quelli mai individuati.
E poi è un annuncio considerevole in quanto per anni ci è stato spiegato che al centro della nostra galassia c’è un turbinio di materiali di varia natura, comprese molte stelle, e che il gas che circonda quest’area ci ha sempre reso impossibile l’analisi o l’individuazione diretta del buco nero supermassiccio al centro.

Tecnica denominata Very Long Baseline Interferometry (VLBI)

Invece gli scienziati ci sono riusciti: utilizzando una tecnica denominata Very Long Baseline Interferometry (VLBI), hanno fatto uso di più radiotelescopi formando una sorta di a “telescopio virtuale”, praticamente delle dimensioni della Terra, il telescopio con la risoluzione più alta mai usato nell’astronomia.

Uno studio cominciato nel 2017

I ricercatori dell’EHT hanno cominciato a studiare Sagittarius A*, ed altri buchi neri supermassicci al centro di altre galassie vicine nell’aprile del 2017. Questa stessa collaborazione ha portato alla succitata scoperta del buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Tuttavia nel tempo i ricercatori hanno acquisito sempre più dati di Sagittarius A* riuscendo poi a comporre un’immagine reale, un lavoro probabilmente molto più faticoso rispetto a quello che ha coinvolto il buco nero di M87.

Differenze tra buco nero M87 e Sagittarius A*

C’è da specificare che il buco nero della galassia M87 ha una massa stimata in vari miliardi di volte quella del Sole mentre il buco nero al centro della nostra galassia ha una massa stimata in poco più di 4 milioni di volte quella del Sole. Oltre alle enormi quantità di gas e polveri varie che circondano Sagittarius A*, fattore che è e resta comunque un problema anche per future analisi, anche la differenza riguardante le masse è un altro fattore da prendere in considerazione in termini di difficoltà di studio.

Perché è stata un’impresa difficile

Per individuare un buco nero supermassiccio non si cerca di scoprire il buco nero in sé, cosa impossibile perché non emette alcuna luce. Si cerca di individuare ciò che gli ruota intorno, cosa che accade praticamente sempre ai buchi neri supermassicci al centro delle galassie. Si intercettano i cambiamenti di materia e gas che vorticano intorno al buco nero quando eseguono un’orbita completa. E se il buco nero è più grande questa materia impiega più tempo per completare un’orbita intorno all’orizzonte degli eventi ed è quindi più lenta e più facilmente individuabile. Ecco perché per comporre un’immagine chiara del buco nero al centro della nostra galassia ci sono voluti anni: la materia che vortica intorno a Sagittario A* gira molto più velocemente.

Scienziati sbalorditi

Geoffrey Bower, uno dei ricercatori dell’EHT che hanno realizzato l’impresa, si dichiara sbalordito dal fatto che le dimensioni dell’anello concordano con i dati delle previsioni effettuate in precedenza, basate sulla teoria della relatività generale. Secondo i ricercatori si tratta di “osservazioni senza precedenti” che ci permetteranno di capire cosa accade davvero al centro della nostra galassia e di comprendere meglio la natura di questi giganteschi buchi neri.

Video della conferenza stampa

Note e approfondimenti

  1. Event Horizon Telescope
  2. First Sagittarius A* Event Horizon Telescope Results. I. The Shadow of the Supermassive Black Hole in the Center of the Milky Way (DOI: 10.3847/2041-8213/ac6674)

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