Appiattimento della curva dei contagi: cos’è e come funziona?

Molto spesso in questi giorni, intensi sotto il profilo dell’informazione a casa della diffusione della COVID-19 causata dal coronavirus SARS-CoV-2, stiamo sentendo gli esperti parlare di “appiattimento della curva” dei contagi in relazione al distanziamento se non al vero e proprio isolamento sociale che ci viene imposto o consigliato.
Ma cosa significa esattamente “appiattimento della curva”? Lo spiega Clayton Cowl, presidente della divisione di medicina preventiva, occupazionale e aerospaziale della Mayo Clinic, in un nuovo articolo pubblicato sul sito dello stesso istituto.

I contagi nel corso di un’epidemia funzionano più o meno così: all’inizio c’è un appiattimento della linea dei contagi ed è questa la fase in cui ci si accorge che “qualcosa sta succedendo”. In questa prima fase, che può essere lunga anche diversi giorni o settimane, i contagi sono pochi perché il virus non si è ancora diffuso davvero. Ad un certo punto avviene un aumento esponenziale nel numero dei casi (e anche delle vittime).

Si crea dunque una curva che può essere più o meno pronunciata a seconda del numero di nuovi casi a seguito della prima fase. Ed è proprio in questo momento che si interviene per isolare la gente e limitare al massimo i contatti tra le persone.
L’idea di base non è quella di far regredire il virus e, nei casi più gravi, neanche quella di impedire alle persone di contrarlo, ma più semplicemente di far sì che il numero dei nuovi contagi si spalmi su un numero maggiore di giorni e settimane.

La curva, dunque, non sarà più tanto pronunciata verso l’alto in un ipotetico diagramma temporale ma risulterà più appiattita. Alla fine i contagi saranno gli stessi, in termini di numero, ma non ci saranno picchi che determineranno grosse difficoltà alle strutture sanitarie per quanto riguarda cure e ricoveri. È infatti proprio questa difficoltà il timore principale di governi ed istituzioni ed è quello che si intende evitare con una “appiattimento della curva”.

“l’intera idea dell’isolamento sociale è di provare a piegare quella curva. In altre parole, per evitare il picco. Sappiamo che ci saranno alcuni casi. Sappiamo che ci saranno alcuni decessi, sfortunatamente. Ma vogliamo minimizzarli il più possibile”, spiega Cowl.
“Le regole sembrano cambiare giorno dopo giorno, ora dopo ora”, continua ancora Cowl. “Ma se guardiamo ad altre epidemie e altre pandemie in tutto il mondo, sappiamo che imparando da ciò che abbiamo avuto in casi precedenti – cose come l’epidemia di influenza del 1918 (influenza spagnola) e la peste – se possiamo tenere separate le persone dove non trascorrono molto tempo in spazi ristretti, possiamo davvero fare la differenza in termini di riduzione al minimo degli effetti nel tempo su un gran numero di persone”.

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