Archeologia quantistica per resuscitare i morti, c’è chi crede un giorno sarà possibile

La locuzione “archeologia quantistica” non indica una scienza e non ha un’accezione ben definita ma viene spesso utilizzata per indicare quel concetto di “resurrezione tecnologica” in voga tra i transumanisti secondo i quali potrebbe essere un giorno possibile riportare in vita digitalmente cervelli delle persone defunte, compresi i loro ricordi e la loro coscienza.
Si tratta di un argomento, a ben vedere, assolutamente speculativo ma può sempre risultare interessante capire quali teorie estreme sono state pronunciate nell’ambito della futurologia.

L’archeologia quantistica, ispirata alla psicostoria di Asimov, non è neanche un concetto nuovissimo. Il concetto si basa sulla visione secondo cui tutto è prevedibile o ricostruibile utilizzando le leggi scientifiche esistenti.
Potrebbe dunque essere possibile un giorno recuperare lo stato energetico di un cervello, e quindi di una mente, di una persona analizzandone il cervello, anche quello in putrefazione, e ricreandolo digitalmente attraverso processi molto complessi di tipo informatico con calcolatori quantistici con una potenza di computazione ben maggiore di quella che abbiamo oggi. Il concetto, almeno fino a questo punto, sembra simile a quello del mind uploading.

Questo approccio teorico, che porterebbe a quella che può essere definita come una “resurrezione tecnologica”, va però oltre la semplice simulazione o il trasferimento del cervello umano.
Il concetto si è diffuso di nuovo negli ultimi anni, quando è stato forgiato attraverso varie discussioni su Internet, ad esempio quelle dei forum su Kurzweilai.net e di altri luoghi on-line frequentati da appassionati di transumanesimo e di singolarità tecnologica.

Il concetto, che non è stato neanche accettato su Wikipedia in inglese (è stato rifiutato in quanto ritenuto “ricerca originale”), risulta comunque una miniera d’oro per il determinista classico: l’uomo non è altro che una miscela di eventi esistenti solo perché esistono determinate leggi della fisica potenzialmente tutte definibili.

Senza entrare nello specifico, la base su cui si fonda tutto il concetto dell’archeologia quantistica verte sul fatto che tutto il passato di una persona e la sua intera coscienza possono essere deducibili, e dunque ricostruibili, se si ha un livello di tecnologia sufficiente, con un numero sufficiente di calcoli incrociati eseguiti in ambiti come quelli della matematica simbolica e dell’ipercomputazione.

Secondo i fautori, è probabile che i costanti ed incrementali miglioramenti nel settore informatico potrebbero portare in futuro alla possibilità di realizzare mappe cerebrali con una definizione altissima, tanto che potrebbe essere possibile ricostruire ogni singolo atomo, nonché molecola, del cervello del defunto per ricostruirlo e, sostanzialmente, farlo tornare in vita, almeno digitalmente.

Nulla vieterebbe, poi, in un contesto scientifico del genere dove probabilmente anche la robotica dovrebbe essere di livello avanzatissimo, di innestare questo “cervello” creato digitalmente in un corpo, magari simile a quello del defunto (questo senza contare eventuali progressi nel campo della clonazione umana).
In sostanza, il concetto può essere dunque visto come un metodo per resuscitare i morti ma si tratta, naturalmente, solo di congetture. Almeno per il momento.

Fonti e approfondimenti



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