Aria inquinata da combustione di carburanti altera vasi sanguigni polmonari

Respirare le piccole particelle di carbonio prodotte dalla combustione, in particolare da quella dei carburanti derivanti da combustibili fossili, può portare ad un aumento significativo dei vasi sanguigni periferici.
Lo rileva una ricerca pubblicata sull’European Respiratory Journal che rimarca, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto grave possa essere l’inquinamento atmosferico prodotto dalla combustione dei combustibili fossili.

Lo studio, secondo i ricercatori, mostra chiaramente che l’esposizione a inquinanti come quello provocato dalla combustione del diesel può, anche a dosi considerate come basse, portare a sottili cambiamenti nei polmoni i quali possono poi a loro volta portare a malattie polmonari croniche.

Secondo i ricercatori, le persone esposte ai livelli più elevati di carbonio nero (black carbon), un componente del particolato che si forma attraverso la combustione incompleta dei combustibili fossili, vedevano effetti paragonabili a quelli associati al fumo di un pacchetto di sigarette al giorno per 15 anni.

Per arrivare ai risultati i ricercatori hanno analizzato i dati di 3000 persone di sei diverse aree metropolitane statunitensi. In particolare hanno utilizzato anche i dati provenienti dal database di monitoraggio dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA), nonché quelli relativi al traffico, ai modelli meteorologici e ai dati sull’utilizzo del suolo.

Analizzando poi vasi sanguigni polmonari dei partecipanti, tenendo di conto vari altri fattori personali, i ricercatori hanno stimato che erano stati esposti a livelli annuali di carbonio nero per 0,8 microgrammi per metro cubo e di particolato fine (PM2,5) per 11 microgrammi per metro cubo.

Si tratta di limiti inferiori a quelli stabiliti dalle istituzioni negli Stati Uniti e nell’Unione Europea ma nonostante questo le analisi hanno mostrato che sono associati ad un maggior volume dei vasi sanguigni nei polmoni.

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