Arresto cardiaco, compressioni toraciche profonde possono prevenire danni cerebrali

Secondo uno studio presentato al congresso ESC 2020.1, le compressioni toraciche profonde rappresentano una tecnica utile per abbassare al minimo il rischio di danni cerebrali quando c’è un arresto cardiaco anche se spesso non vengono utilizzate perché effettivamente possono creare danni e fratture alle costole.
Secondo Irene Marco Clement dell’Ospedale universitario La Paz, Madrid, in ogni caso, questa tecnica di compressione del torace è utile perché rende migliore flusso del sangue verso il cervello e in generale abbassando i danni al cervello stesso e mantenendo vendere le funzioni cerebrali.

La ricercatrice ha esaminato l’impatto di questa particolare tecnica per quanto riguarda il profilo neurologico su vari sopravvissuti agli arresti cardiaci. La ricercatrice ha valutato in particolare le lesioni correlate alle compressioni toraciche profonde.
I dati erano stati prelevati nel periodo dal 2006 al 2020 ed erano relativi a vari pazienti ricoverati nelle unità di assistenza cardiaca dell’ospedale dopo arresto cardiaco. I pazienti erano 510 con età media di 63 anni e l’81% di essi era maschio. La ricercatrice ha notato innanzitutto che in questo periodo è aumentato l’uso di defibrillatori automatici esterni (DAE) e di terapisti respiratori non specializzati.

Ha inoltre notato che dal 2010 c’è stata una percentuale di lesioni legate alle pratiche per il recupero respiratorio (RCP): 12,7% nel 2006-2010, 23,5% nel 2011-2015, 22,7% nel 2016-2020 (p = 0,02).
“La sopravvivenza e il risultato neurologico sono migliorati in modo significativo durante lo studio di 14 anni”, spiega la Clement. “I membri del pubblico sono venuti sempre più in soccorso con la RCP e c’era un maggiore uso di DAE. Le lesioni da RCP sono aumentate, ma questi pazienti avevano meno probabilità di avere danni cerebrali”.

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