Ascensore spaziale che va dalla Luna all’orbita terrestre: ecco The Spaceline

Non si tratta di un ascensore spaziale “classico” ma forse di un progetto che può sembrare, almeno apparentemente, ancora più fantascientifico.
Uno studio presentato da due ricercatori, per ora pubblicato su arXiv, promette di rendere molto più facile l’esplorazione della Luna.

Nel nuovo studio si prende in considerazione il concetto del cosiddetto “ascensore spaziale” ma stavolta il cavo si estenderebbe dalla Luna alla Terra, o quasi.
Il limite principale di un ascensore spaziale “classico” sta nel materiale da usare per il cavo: anche i più resistenti materiali si romperebbero a causa della stessa gravità della Terra che metterebbe il cavo in forte tensione.

Questi cavi dovrebbero essere così spessi da essere pressoché impossibili da costruire. E ci sarebbero problemi, secondo i ricercatori, anche con gli stessi nanotubi di carbonio, sempre citati e presi in considerazione quando si tratta di cavi per ascensori spaziali ipotetici.
Il massimo riproducibile per quanto riguarda la lunghezza di questo materiale oggi è ancora troppo basso per poter pensare ad un cavo che si estende per chilometri.

Quello della tensione causata dalla gravità terrestre non rappresenterebbe però più un problema per per un cavo ancorato sulla Luna da un lato e “ancorato” nel pozzo gravitazionale, e dunque non direttamente sulla superficie, della Terra dall’altro (si ricorda che la Luna ci mostra sempre lo stesso lato).
I due ricercatori hanno dunque progettato “The Spaceline”, un ascensore spaziale trasportato tramite un cavo che partirebbe dalla superficie del nostro satellite naturale, dove sarebbe opportunamente ancorato, e che arriverebbe fino all’orbita bassa terrestre.

Secondo i ricercatori sarebbe possibile infatti costruire un cavo stabile e percorribile da un “ascensore” che potrebbe consentire spostamenti dall’orbita bassa terrestre fino alla superficie della Luna rendendo il viaggio sul nostro satellite naturale qualcosa di molto meno costoso.
Secondo Zephyr Penoyre e Emily Sandford sarebbe possibile anche con le tecnologie attuali.

Non si tratta di un’idea completamente nuova: come i due ricercatori spiegano nello stesso studio, è già stata presa in considerazione e proposta nel 1979, nel 2005 e nel 2016 da altri ricercatori, a dimostrazione anche del fatto che potrebbe non trattarsi di qualcosa di irrealizzabile.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook