Asteroide Bennu, ecco come scienziati intendono deviarne traiettoria

L’asteroide Bennu ha delle probabilità, anche se molto basse (ma comunque più alte di molti altri asteroidi), di colpire il nostro pianeta nel 2182. Proprio per questo Bennu è già da diversi anni oggetto di studio e in generale di interesse di diversi team di astronomi e di ricercatori e uno di questi team lavora in seno alla NASA.
George Flynn, fisico dell’Università Statale di New York a Plattsburgh, è stato intervistato dal New York Times riguardo ai progressi ottenuti fino ad ora in relazione ai possibili progetti da mettere in atto in futuro per deviare l’asteroide Bennu o altri asteroidi pericolosi qualora le probabilità di impatto si alzassero a livello troppo allarmante.

Addio all’idea della bomba nucleare per gli asteroidi

Secondo Flynn bisogna innanzitutto abbandonare l’idea della bomba nucleare, un approccio che, in verità, è stato preso in considerazione solo ad Hollywood. Una bomba atomica non farebbe altro che frammentare l’asteroide e i frammenti si scaglierebbero sulla Terra probabilità a velocità ancora maggiori.

Basta spingere un po’ l’asteroide

In realtà tutti i progetti in corso relativi ad eventuali impatti di asteroidi sono incentrati su un metodo che sembra, anche per le tecnologie di cui oggi disponiamo, quello più opportuno ed efficace: spingere, anche se di poco, l’asteroide in modo che la sua orbita possa cambiare di quel tanto che basti a non farlo incrociare catastroficamente con nostro pianeta.
Ci sono diversi metodi per spingere un asteroide e uno di essi è farlo collidere con un oggetto più piccolo, tipicamente una sorta di navicella partita dalla Terra che incrocia l’asteroide stesso.

Deflessione da impatto cinetico

Si tratta di una tecnica che è denominata “deflessione da impatto cinetico”: l’impatto, benché leggero, potrebbe deviare l’asteroide facendolo cambiare leggermente l’orbita. Se l’impatto fosse eseguito anni prima dell’avvicinamento massimo dell’asteroide stesso alla Terra, ci sarebbe il tempo affinché l’orbita stessa possa risultare deviata quanto basta. Anche se ci mancasse a malapena, riflette Flynn, sarebbe sufficiente.

Dipende anche da come l’asteroide è fatto

Tuttavia le tecniche da mettere in atto per spingere l’asteroide dipendono anche da come quest’ultimo è fatto. Gli scienziati da diversi anni stanno sparando in laboratorio proiettili di alluminio contro pseudo meteoriti fatti di roccia terrestre (a volte anche di materiali di pezzi di asteroidi caduti sulla Terra), cercando di imitare quanto più possibile le condizioni dello spazio interplanetario, per testare proprio la deflessione cinetica da impatto. Contemporaneamente sensori e telecamere da diverse decine di migliaia di fotogrammi al secondo riprendono gli impatti affinché possano essere analizzati in dettaglio.
Il pericolo è che l’asteroide si rompa in diversi pezzi e che questi ultimi possano entrare poi irreversibilmente in collisione con il nostro pianeta, e allora non ci sarebbe più nulla da fare (i danni sarebbero minori e meno localizzati ma ci sarebbero comunque).

Asteroidi di condriti carboniose più delicati

I ricercatori hanno scoperto che le condriti carboniose, un materiale con il quale sono fatti diversi asteroidi, si frammentano molto più facilmente rispetto alle altre tipologie di asteroidi che hanno testato. Questo significa che un asteroide più ricco di carbonio dovrebbe ricevere una spinta più delicata per evitare la frantumazione.
Per questo i ricercatori pensano che per questo tipo di asteroide potrebbe essere necessaria una serie di spinte delicate e non un’unica grande spinta. Sostanzialmente ci vorrebbero più impatti.

Double Asteroid Redirection Test (DART)

Ulteriori dettagli arriveranno l’anno prossimo con la missione Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA. I tecnici prevedono di bersagliare con una sorta di dispositivo/navicella un vero asteroide di circa 160 metri di diametro denominato Dimorphos. Si tratta di una piccola “luna” che orbita intorno a 65803 Didymos, un asteroide con un diametro di poco meno di un kilometro.

Note e approfondimenti

  1. Deflecting an Earth-Bound Asteroid May Take Multiple Bumps – The New York Times (IA)

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