Asteroide Ryugu è una pila di macerie attaccate ed è molto poroso e leggero

Asteroide Ryugu (credito: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, AIST, Kobe University, Auburn University)

L’asteroide 162173 Ryugu, obiettivo della missione giapponese Hayabusa2 durante il 2018 e il 2019, è sostanzialmente una pila di materiali attaccati l’uno all’altro, così come teorizzato in precedenza. La conferma arriva su un nuovo studio apparso su Nature, ricerca che si rifà sostanzialmente ai dati raccolti dalla navicella Hayabusa2, soprattutto alle immagine ad infrarossi.

Questa pila di macerie cosmica ha un diametro di quasi un chilometro ed è fatta da materiale molto poroso. Si tratta di frammenti, molto probabilmente, provenienti da un corpo “genitore” il quale deve essere stato frantumato da degli impatti con altri corpi.
Lo studio conferma inoltre che si tratta di un asteroide di tipo C (detti anche “asteroidi carbonacei”) ricco di carbonio. Si tratta di asteroidi che, anche quando sono relativamente grandi, non sono molto pericolosi per quanto riguarda eventuali impatti sulla Terra.

Proprio perché così “friabili” e composti da materiali molto porosi e leggeri, asteroidi come questi, una volta entrati nell’atmosfera terrestre, si distruggono, frantumandosi in moltissimi piccoli pezzettini, o si incendiano letteralmente. Questo è tra l’altro uno dei motivi per i quali i resti degli asteroidi di tipo C difficilmente vengono reperiti sulla Terra.

Una conferma di questa caratteristica dell’asteroide arrivata anche dalle misurazioni delle temperature della superficie dell’asteroide eseguite con la telecamera ad infrarossi a bordo della navicella Hayabusa2.
Queste misurazioni indicano che la superficie dell’asteroide si riscalda dopo l’alba da circa -43 °C a più di 27 °C. Questo suggerisce che i pezzi che costituiscono l’asteroide hanno una bassa densità e un’elevata porosità.

Inoltre gli astronomi che hanno redatto lo studio credono che questo asteroide possa essere considerato come uno degli stati iniziali che portano poi alla formazione degli enormi corpi celesti come i pianeti o i loro satelliti, come spiega Matthias Grott dell’Istituto di ricerca planetaria DLR, uno degli autori dello studio: “Questo colma una lacuna nella nostra comprensione della formazione planetaria, poiché non siamo quasi mai stati in grado di rilevare tale materiale nei meteoriti trovati sulla Terra.”

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