Asteroidi minacciosi, incredibili aste frantumatrici proposte da scienziato

Le aste frantumatrici progettate da Lubin sarebbero lanciate con un razzo nello spazio e incontrerebbero l'asteroide frantumandolo in tantissimi piccoli pezzi che procurerebbero certamente meno danno una volta raggiunta l'atmosfera (credito: [2110.07559] PI - Terminal Planetary Defense - Lubin)

Cosa fare per proteggere la Terra una volta che veniamo a sapere che un asteroide impatterà sulla superficie del nostro pianeta e che c’è poco tempo per organizzarsi con le missioni “classiche”? Risponde, con un progetto ipotetico molto interessante, proprio a questa domanda un nuovo studio, per ora presentato solo su arXiv, del ricercatore Philip Lubin, Dipartimento di Fisica dell’Università della California a Santa Barbara. Il progetto vede l’utilizzo di diverse aste poste sul percorso dell’asteroide che lo frantumerebbero in tantissimi i piccoli pezzi.

Sono tantissimi i piccoli asteroidi che colpiscono la Terra

Gli esempi di asteroidi che colpiscono la superficie del nostro pianeta con pochissimi giorni di preavviso, a volte con nessun preavviso, sono tantissimi. Il fatto che non se ne parli molto è da spiegare semplicemente con le loro dimensioni: la maggior parte di questi asteroidi sono molto piccoli e quindi le notizie passano inosservate o addirittura gli stessi asteroidi passano inosservati in quanto si polverizzano già nell’atmosfera e i frammenti sono troppo piccoli per veri “impatti”.

Incidenti passati fanno comprendere che c’è bisogno di progetti più “solidi”

A volte capita qualche eccezione, però. Il 15 febbraio 2013, per esempio, un asteroide di circa 19 m di diametro esplose sopra la superficie della città di Celjabinsk provocando una bella esplosione che frantumò le finestre degli edifici per centinaia di metri di distanza e che provocò, proprio per la frantumazione dei vetri, quasi 2000 feriti. È questo senza andare indietro nel tempo e senza citare eventi come quello di Tunguska.
Si tratta di incidenti che fanno comprendere sempre più che c’è bisogno di solidi progetti per la difesa planetaria dagli asteroidi, come spiega un comunicato emesso sul sito dell’università californiana in relazione alla presentazione del nuovo studio, soprattutto di progetti che possano essere messi in atto quanto più velocemente possibile.

Il buco della serratura gravitazionale

Inoltre anche asteroidi per i quali siamo sicuri che non impatteranno sulla Terra durante i loro prossimi avvicinamenti potrebbero passare per una sorta di tasca gravitazionale, quando si avvicinano alla Terra, una sorta di “buco della serratura” come la chiamano gli astronomi, che potrebbe metterli su una traiettoria la quale poi, ad un secondo passaggio ravvicinato, potrebbe provocare un impatto il quale prima non era stato previsto.
“Se passa attraverso il buco della serratura gravitazionale, generalmente colpirà la Terra nel prossimo round”, spiega Lubin.

Il metodo “Pulverize It”

Lubin, insieme al collega Alexander Cohen, espone nello studio un metodo che secondo lui è più efficiente per affrontare asteroidi “imprevedibili”, sostanzialmente quelli per i quali ci accorgiamo della loro pericolosità quando sembra troppo tardi.
Il metodo, denominato PI (Pulverize It) si basa sul posizionamento, tramite un lancio spaziale, di diverse aste penetranti, possibilmente piene di esplosivo, sul percorso che l’asteroide minaccia dovrà attraversare per impattare sul nostro pianeta. Si tratta di piccole aste di una lunghezza che può andare da 2 a 3 metri e con un diametro che può andare da 10 a 30 cm. Una volta che l’asteroide impatta contro queste aste viene frantumato a causa della velocità altissima dell’impatto stesso.

Un grosso asteroide diviso in tanti piccoli frammenti

Molti dei frammenti ovviamente potrebbero colpire la Terra ma la strategia è proprio questa: dividere un grosso e potenzialmente distruttivo impatto in tantissimi piccoli impatti, come quelli che avvengono periodicamente sulla Terra e di cui spesso non se ne ha neanche notizia. Inoltre la stessa atmosfera terrestre potrebbe compiere un’azione aggiuntiva vaporizzando i frammenti dell’asteroide in pezzi ancora più piccoli. Ad esempio un pezzo delle dimensioni della casa verrebbe frantumato in pezzi ancora più piccoli che provocherebbero ancora meno danno.

Esempi di distruzione

Un metodo del genere, come spiega Lubin nell’abstract dello studio, consentirebbe una difesa efficace per quegli asteroidi tra 20 metri e 1 km di diametro. Con questo metodo, spiega il ricercatore, si potrebbe per esempio distruggere un asteroide di 50 m di diametro (le dimensioni dell’asteroide di Tunguska) cinque ore prima della sua intercettazione con una potenza di impatto delle aste di 1 m/s.
Per un asteroide delle dimensioni di quello di Celjabinsk basterebbero 100 secondi prima dell’impatto.

Reazione che potrebbe essere istantanea

In sostanza l’energia dell’impatto dell’asteroide iniziale verrebbe distribuita spazialmente e temporalmente (i frammenti non colpirebbero la Terra tutti nello stesso momento oltre che nello stesso luogo) e ciò ridurrebbe in maniera notevole la minaccia catastrofica. In più potremmo goderci uno spettacolo pirotecnico di luci e suoni che non vedremmo comunque ogni giorno.
Il vantaggio di un sistema del genere risiederebbe comunque nella reazione che potrebbe essere istantanea (a patto di aver già costruito le aste di cui sopra): anche poche ore potrebbero bastare per disintegrare l’asteroide e senza far ricorso a bombe atomiche.

Note e approfondimenti

  1. [2110.07559] PI — Terminal Planetary Defense (IA)

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