Astronauti “ibernati” e mandati su Marte? Opzione da non escludere secondo nuovo studio dell’ESA

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Mettere gli astronauti “in letargo” per affrontare meglio le missioni spaziali, in particolare quelle più lunghe e impegnative? Non è assolutamente un’opzione da escludere secondo una nuova indagine realizzata dall’agenzia spaziale europea. Lo studio è stato pubblicato su Neuroscience & Biobehavioral Reviews.[1]
Per un viaggio su Marte 30 kg di carico per astronauta al giorno
Secondo Jennifer Ngo-Anh, una delle autrici dello studio che collega vari campi disciplinari, dalla biologia all’ingegneria, per spedire esseri umani su Marte, per esempio, ci vorrebbero 30 kg di carico utile al giorno, rappresentati soprattutto da cibo e acqua. E questo senza neanche contare i problemi relativi alle radiazioni nello spazio, ad altri problemi fisiologici e alla sfida mentale che un astronauta dovrebbe affrontare nel corso di un viaggio così lungo.

Ridurre tasso metabolico per ottenere “animazione sospesa”

Poter indurre un “torpore” che riduca il tasso metabolico dell’organismo dell’astronauta sarebbe in tal senso di grande aiuto. Il corpo potrebbe essere messo in “animazione sospesa”, una condizione che tra l’altro è tipica di molte specie animali.
La scienziata calcola che basterebbe ridurre il tasso metabolico del corpo di un astronauta in viaggio verso Marte di circa il 25%. Una riduzione del genere porterebbe ad una diminuzione drastica della quantità di rifornimenti di cui astronauta necessiterebbe, cosa che a sua volta porterebbe a tanti altri vantaggi come la riduzione delle dimensioni dell’habitat.

Rischi minori di noia, solitudine e aggressività

La ricercatrice fa notare che dovunque ci sia vita c’è stress. Un’animazione sospesa, con i viaggiatori che sostanzialmente dormirebbero per quasi tutto il tempo, posterebbe a rischi minori collegati alla noia, alla solitudine e all’aumento dell’aggressività che, come diversi studi hanno dimostrato, in situazioni del genere accade molto più frequentemente.

Non è fantascienza, tecniche simili sono già applicate

Il torpore terapeutico porterebbe il corpo umano in uno stato di ibernazione. Non si tratta di una tecnica fantascientifica in quanto viene applicata in campo medico già dagli anni 80. È possibile, infatti, indurre l’ipotermia nel corso degli interventi chirurgici più complessi e lunghi. Si tratta di uno stato che riduce il metabolismo e che è sostanzialmente diverso dal trattamento anestetico.
Questa tecnica tuttavia non è perfetta in quanto non riduce di molto il livello di energia di cui il corpo ha bisogno. Non si tratta dunque di una condizione che può essere paragonata allo stato letargico che riescono ad ottenere diversi animali, ad esempio durante l’inverno.

Orso: un animale da studiare

Secondo la ricercatrice un animale che potrebbe essere utilizzato come uno dei modelli migliori per capire come indurre l’ibernazione umana è l’orso. Quest’animale ha una massa corporea che può essere paragonata alla nostra. Secondo la ricercatrice gli astronauti in viaggio verso Marte dovrebbero acquisire un certo quantitativo di grasso corporeo prima dell’addormentamento. Come gli orsi, anche loro dovrebbero sperimentare mesi di digiuno e di immobilizzazione.
Tuttavia se ciò accade ad un essere umano, aumenta anche il rischio di una grave perdita di massa muscolare e di forza ossea nonché di insufficienza cardiaca.
Bisogna capire come gli orsi perdono poca massa muscolare durante i mesi di letargo, spiega Alexander Choukér, un professore di medicina dell’Università Ludwig Maximilians di Monaco. A tal proposito alcuni studi hanno suggerito che livelli più bassi di testosterone possono agevolare il letargo lungo nei mammiferi.

Si potrebbero costruire dei baccelli

Si potrebbero costruire dei baccelli al cui interno ci sono delle condizioni di temperatura particolari, di circa -10° centigradi. Dovrebbero esserci anche particolari livelli di umidità, la quale dovrebbe essere più alta, e l’ambiente dovrebbe essere tranquillo con luci molto soffuse. Gli astronauti dovrebbero indossare indumenti che possono abbassare il rischio di surriscaldamento corporeo mentre una serie di sensori, indossati prima dell’addormentamento, valuterebbero costantemente la condizione del corpo, la frequenza cardiaca e la sua postura.

Potrebbe essere d’aiuto anche l’intelligenza artificiale

Per evitare gli effetti negativi delle radiazioni, questi baccelli potrebbero essere circondati da contenitori di d’acqua. Infine potrebbe essere d’aiuto anche l’intelligenza artificiale: oltre a valutare costantemente le condizioni del corpo degli astronauti “addormentati”, i computer potrebbero eseguire anche le operazioni autonome che sarebbero comunque necessarie in un viaggio verso Marte.

Note e approfondimenti

  1. European space agency’s hibernation (torpor) strategy for deep space missions: Linking biology to engineering – ScienceDirect

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