Attività sessuale dopo infarto positiva per livelli di sopravvivenza secondo studio

Credito: mohamed_hassan, Pixabay, 5491275

La ripresa di una normale attività sessuale dopo un attacco di cuore è indice di un migliore livello di sopravvivenza secondo uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology. Secondo il professore dell’Università di Tel Aviv Yariv Gerber, infatti, l’attività sessuale dopo un infarto può portare ad uno stile di vita più sano in generale anche perché è collegata ad una migliore immagine e ad una migliore percezione di sé come persona sana, energica e funzionante.
Questo senza dimenticare il fatto che l’attività sessuale resta comunque una forma di esercizio fisico, aspetto che è positivo per stabilizzare pressione del sangue e frequenza del cuore.

Inoltre, proprio perché sforzi fisici troppo intensi e troppo improvvisi possono provocare un attacco di cuore per le persone predisposte, un’attività fisica regolare può ridurre il rischio di questi inconvenienti.
Un’attività sessuale troppo episodica e allo stesso tempo troppo intensa può innescare eventi cardiaci, un rischio che è più basso in quelle persone che “si esercitano” in maniera regolare.
Proprio per questo motivo alcune persone, anche quelle più giovani, hanno delle esitazioni a riprendere una normale attività sessuale dopo un attacco di cuore.

Tuttavia i risultati conseguiti da Gerber e colleghi, che hanno analizzato i dati di 495 persone attive sessualmente con un’età pari o inferiore ai 65 anni ricoverate in passato per attacco di cuore, suggeriscono che il mantenimento o l’aumento della frequenza dell’attività sessuale entro i primi sei mesi a seguito di un attacco di cuore può essere associato ad un rischio di decesso più basso del 35% rispetto ad una completa astensione o ad una riduzione della frequenza dell’attività sessuale.
“Una migliore forma fisica, relazioni più forti con il coniuge e una capacità mentale di ‘riprendersi’dallo shock iniziale dell’evento entro pochi mesi sono tra le possibili spiegazioni per il beneficio di sopravvivenza osservato nel gruppo mantenuto/aumentato”, spiega il ricercatore che specifica, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che si tratta comunque di lo studio osservazionale che non può stabilire una causa.

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