Aumento del livello del mare, barriere coralline lottano per sopravvivere

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Uno studio pubblicato su Biogeosciences il 20 aprile 2017 mostrerebbe che “l’erosione del mare ha già causato l’aumento delle profondità d’acqua a livelli non previsti” e il problema potrebbe durare fino all’anno 2100. Sono le parole del biologo Kimhem Ylys, autore della ricerca, il quale aggiunge che “alle velocità attuali, nel 2100 le erosioni del fondo del mare potrebbero aumentare le profondità dell’acqua da due a otto volte più di quanto sia stato già previsto”.
Si tratta di un allarme dunque preoccupante dal momento che i livelli del mare aumentano sempre di più a livello mondiale a causa del cambiamento climatico.

A soffrirne in particolare sono gli ecosistemi costituiti da barriere coralline. La questione secondo cui le colonie coralline possano crescere abbastanza velocemente per tenere il passo con i livelli marini in aumento è oggetto di una ricerca scientifica intensa.
Nelle Florida Keys, intorno alle Isole Vergini Americane e nelle acque che circondano l’isola hawaiana di Maui, la degradazione della barriera corallina ha tra l’altro favorito l’aumento del livello del mare innescando quella che può essere considerata una reazione a catena.

Nelle acque intorno a Maui, le perdite del pavimento marino ammontano a 81 milioni di metri cubi di sabbia, roccia e altro materiale, una quantità che potrebbe riempire l’Empire State Building 81 volte, o una piscina olimpica circa 32.000 volte.
La ricerca, che ha analizzato cinque ecosistemi di barriere coralline, ha raccolto dettagliate misurazioni del livello del mare effettuate dalla National Oceanic and Atmospheric Administration tra il 1934 e il 1982 e ha utilizzato anche sondaggi effettuati dalla fine degli anni ’90 agli anni 2000 dell’USGS Lidar Program e dell’US Army Corps of Engineers.

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