Autismo, femmine non sarebbero dotate di una “protezione” dai fattori di rischio secondo studio

Il rischio di autismo per i bambini che hanno la madre con un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico (ASD) è più alto di quello della popolazione generale ma non più di quanto previsto per i parenti di secondo grado entro una generazione, e solo leggermente più di quanto osservato per i padri con fratelli con ASD. È quanto suggerisce un nuovo studio finanziato dai National Institutes of Health statunitensi.

In sostanza un bambino con una madre che ha un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico (ASD) non ha probabilità significativamente maggiori di sviluppare autismo rispetto ai bambini con un padre che ha un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico. Si tratta di un’informazione importante in quanto contrasta con la teoria secondo cui le femmine sono dotate di un effetto protettivo nei confronti della ASD ma possono comunque trasmettere figli i fattori di rischio familiari.
Lo studio è stato pubblicato su Biological Psychiatry.

Secondo Alice Kau, ricercatrice dell’Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD), questi risultati suggerirebbero infatti che la prevalenza maggiore di ASD nei maschi non può essere probabilmente collegata ad un effetto protettivo di cui sarebbero dotate le femmine in relazione a questa tipologia di disturbi.
Gli studi mostrano, infatti, che la prevalenza di ASD nei maschi è tre volte superiore rispetto a quella nelle femmine anche se i motivi non sono realmente noti.

Esiste infatti una teoria secondo cui le femmine sono dotate di una resistenza maggiore a quei fattori genetici collegati all’autismo. Secondo la stessa teoria, le femmine non sarebbero influenzate dai fattori di rischio ma potrebbero comunque trasmetterli ai figli maschi che, essendo sprovvisti di questo effetto protettivo, possono poi sviluppare il disturbo. I risultati di questo studio, che ha analizzato i dati di circa 13.000 bambini diagnosticati con ASD, mette in discussione, secondo i ricercatori, l’esistenza di questo effetto protettivo tra le femmine, come spiega John N. Constantino, ricercatore della Washington University di St. Louis che ha condotto lo studio.

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