Auto della Tesla potrebbe trasportare microbi terrestri su Marte

L’automobile della Tesla lanciata nello spazio con il razzo della SpaceX il 6 febbraio trasportava batteri provenienti dalla Terra, e su questo sembrano esserci pochi dubbi. Dato che c’è una, seppur minima, possibilità che questa automobile possa andare ad impattare su Marte, c’è il rischio che questi batteri trasportati dalla Terra possano contaminarlo, qualcosa che a sua volta potrebbe vanificare gli sforzi futuri da parte dell’umanità per comprendere l’eventuale presenza di vita sul pianeta rosso.
Di questo avviso è Jay Melosh, professore di scienze della Terra, dell’atmosfera e dei pianeti all’Università di Purdue.

Secondo lo scienziato, qualora ci fosse già vita su Marte, questo biota indigeno potrebbe essere seriamente compromesso dai batteri trasportati dall’automobile che attualmente si trova in giro per il sistema solare interno. Proprio per questo le principali agenzie spaziali internazionali, in primis la NASA, prima di mandare un veicolo spaziale su un altro pianeta del sistema solare, o anche su una luna, si assicurano di sterilizzarlo quanto più possibile (non c’è mai una certezza al 100%) prima di farlo partire.

Sempre secondo Melosh, questi organismi terrestri, che probabilmente hanno superato fasi evoluzionistiche più complesse rispetto a eventuali organismi presenti su Marte, avrebbero più chances nell’adattarsi all’ambiente e contaminerebbero il sistema vivente su Marte in maniera forse irreparabile.
La preoccupazione è reale perché la roadster della Tesla, non essendo pensata per atterrare su un pianeta o su un corpo celeste, non ha dovuto superare la fase di sterilizzazione e, nonostante sia improbabile, ci sono possibilità piccole che possa essere irrimediabilmente attratta da Marte.

Su quest’ultimo pianeta, non essendoci un’atmosfera degna di questo nome, l’automobile non resterebbe bruciata prima di toccare il suolo e ci sarebbe un vero impatto con le parti dell’automobile relativamente indenni che finirebbero al suolo.
Si sa, infatti, che alcune tipologie di batteri possono restare dormienti anche per anni, decenni o migliaia di anni e che molti microrganismi terrestri potrebbero superare indenni un viaggio nel vuoto dello spazio per poi risvegliarsi e riprodursi quando le condizioni ridiventano giuste.

Fonti e approfondimenti



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