Balbuzie, scienziati scoprono cellule cerebrali coinvolte

Nel corpo calloso dei topi geneticamente modificati (riquadro inferiore) ci sono meno astrociti (in verde) rispetto ai topi normali (riquadro superiore) (credito: Tae-Un Han, Ph.D., National Institutes on Deafness and Other Communication Disorders)

Si crede che la balbuzie derivi da difetti nei circuiti del cervello in quelle zone che regolano il linguaggio ma non sono ancora ben conosciute le aree precise dove avvengono questi disturbi né quali cellule siano effettivamente coinvolte.
Ora un nuovo passo avanti è stato fatto da un gruppo di ricercatori.

In uno studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, i ricercatori del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD) annuncia di aver scoperto quali sono le cellule cerebrali legate alla balbuzie nei topi.
Negli esperimenti di laboratorio gli stessi roditori avevano subito una modifica del gene GNPTAB in modo che acquisissero la mutazione del gene umano legata alla balbuzie.

I topi con questo gene modificato mostravano delle pause nel flusso delle vocalizzazioni, simili a quelle che caratterizzano la balbuzie nelle persone.
Inoltre non mostravano altri difetti a parte questo relativo al linguaggio, proprio come negli esseri umani.

I ricercatori hanno scoperto che nei cervelli di questi roditori c’era una diminuzione degli astrociti, una cellula di supporto presente nel cervello, nel corpo calloso, un’area del tessuto cerebrale che collega i due emisferi.

Dennis Drayna, ricercatore del NIDCD che ha condotto lo studio, dichiara: “Adottando un approccio genetico, siamo stati in grado di iniziare a decifrare la neuropatologia della balbuzie, prima a livello molecolare identificando le mutazioni genetiche e ora a livello cellulare”, sottolineando quanto questo studio risulti importante anche più degli studi effettuati con l’imaging del cervello sulle persone che balbettano.

Dello stesso tenore è anche l’intervento di Andrew Griffith, direttore scientifico del NIDCD: “Forse ancora più importante, individuare la regione del cervello e le cellule coinvolte apre opportunità per nuovi interventi per la balbuzie e forse altri disturbi del linguaggio.”
Lo stesso team di Drayna già in precedenza aveva identificato determinati geni associati alla balbuzie.

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