Bambini allattati artificialmente ingeriscono molte più microplastiche secondo studio

Credito: oknesanofa, Pixabay, 4789688

Uno studio per certi versi preoccupante ripreso dalla AFP e pubblicato su Nature Food mostra che i bambini allattati artificialmente possono ingerire quantità di microplastiche, rispetto ai bambini allattati al seno, di molto maggiori, cosa che conferma a sua volta la presenza di pericolosi quantitativi di microplastica che possono essere rilasciati dai prodotti che usiamo per l’alimentazione ogni giorno.
Non è una novità ed è stato accertato scientificamente il fatto che gli esseri umani ingeriscono un quantitativo considerevole di microplastiche attraverso i normali prodotti alimentari che possiamo trovare sugli scaffali dei supermercati (compresa frutta e verdura) ma ancora non sono chiare le effettive conseguenze di queste quantità di microplastiche sui nostri organismi.

In questo caso i ricercatori si sono soffermati sui lattanti, in particolare su quelli che vengono nutriti tramite il latte artificiale. Nel corso degli esperimenti, durati 21 giorni, i ricercatori scoprivano che i biberon e in generale gli accessori, fatti perlopiù di polipropilene, la plastica più usata per i contenitori degli alimenti, rilasciavano un quantitativo considerevole di microparticelle di plastica.
Un quantitativo che i ricercatori hanno stimato tra 1,3 e 16,2 milioni di microparticelle di plastica per ogni litro assunto dal bambino. Facendo una media giornaliera, sono arrivati alla conclusione che un bambino allattato artificialmente può arrivare ad ingerire fino ad 1,6 milioni di microparticelle di plastica ogni giorno nel corso del primo anno di vita.

Ad aumentare il rilascio di microplastiche, secondo i ricercatori, c’erano anche normali pratiche di sterilizzazione e di esposizione ad alte temperature. Con queste pratiche si poteva passare da 0,6 milioni di particelle per litro (a 25° centigradi) fino a 55 milioni di particelle per litro (a 95° centigradi).
Al momento gli stessi ricercatori chiariscono che non c’è ancora motivo di preoccupazione in quanto non sono stati mai accertati effetti negativi di queste particelle di natura plastica sul corpo umano, anche su quello degli infanti che potrebbe apparire ancora più delicato. Tuttavia questi risultati mostrano che c’è bisogno di ulteriori studi anche perché in talune condizioni e aree geografiche la media di microparticelle assunte da parte dei bambini potrebbe essere ancora maggiore.

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