Batteri che predano altri batteri, scienziati scoprono come rompono pareti cellulari

Credito: CDC, Pexels, 3992934

Un particolare enzima che un batterio usa per distruggere la parete cellulare delle sue “prede” senza danneggiare la propria parete cellulare stato scoperto da un team di ricerca dell’Università di Birmingham e di Nottingham.
I ricercatori si sono concentrati sul Bdellovibrio batteriovorus, un “batterio predatore”, ossia un batterio che infetta altri microrganismi, in particolare altri batteri. Questo batterio è conosciuto perché può invadere altri batteri e rimanere all’interno della cellula di questi batteri “prede” per ore “mangiandoli” dall’interno. Dopo aver consumato il suo pasto, il batterio è poi capace di fuoriuscire dalla cellula del batterio preda scappando via e senza danneggiare la propria parete cellulare che è molto simile alla parete cellulare del batterio preda.

Secondo gli scienziati le modalità usate dai batteri predatori potrebbero essere utilizzate come “terapia” contro alcuni batteri gram-negativi che essi stessi infettano ma per fare questo è essenziale capire come entrano nelle cellule dei loro batteri “prede” e come ne fuoriescono senza subire danneggiamenti.
In questo caso i ricercatori hanno scoperto un enzima, denominato lisozima, che tra l’altro si trova anche nella saliva e nelle lacrime umane, che in questo caso fa qualcosa di sorprendente. Il lisozima contenuto nei batteri predatori scoperto dai ricercatori si è evoluto per rompere la parete cellulare del batterio preda in modo da permettere la fuga al batterio predatore.

“Sembrava un lisozima convenzionale ma con un sito attivo deformato, il che significava che non era in grado di riconoscere il materiale della parete a meno che non fosse stato modificato e segnato dai batteri Bdellovibrio”, spiega Andrew Lovering, ricercatore della scuola di bioscienze a Birmingham ed uno degli autori dello studio.
In esperimenti in laboratorio, poi, i ricercatori hanno ottenuto la conferma aggiungendo questo lisozima a vari batteri predatori durante il processo di predazione. La giunta del lisozima del Bdellovibrio aiutava il batterio predatore a rompere la parete cellulare del batterio preda onde fuoriuscire.

“Comprendere il meccanismo e le azioni di questo nuovo lisozima può aiutarci a usarlo direttamente contro i patogeni che modificano le loro stesse pareti cellulari per resistere ai lisozimi nella saliva e nelle lacrime. È anche un passo importante verso la possibilità di utilizzare i batteri predatori stessi in nuove terapie contro i batteri problematici”, spiega Liz Sockett, ricercatrice della Scuola delle Scienze della Vita a Nottingham e altra autrice dello studio.

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