Batteri dell’intestino possono migliorare anche recupero dall’ictus

Il microbioma intestinale, l’insieme di microrganismi che vivono nel nostro intestino, è stato oggetto di un un nuovo studio che conferma quanto possa risultare determinante anche in altre aree del corpo. Nel nuovo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, viene descritto come il microbioma intestinale può proteggere le cellule del cervello dai danni causati dalle infiammazione a seguito di ictus.

Secondo i ricercatori, sarebbero gli acidi grassi a catena corta i responsabili del miglioramento a seguito dell’ictus. Questi grassi sono prodotti proprio dai batteri presenti nell’intestino e sono uno dei componenti base della salute dell’intestino stesso.
Questo è uno dei primi studi che esplora il collegamento tra il microbioma intestinale e l’ictus stesso sebbene fosse già noto che i microbi nell’intestino possono influenzare la salute del cervello.

Secondo Ann Stowe, ricercatrice del Dipartimento di Neurologia dell’Università del Kentucky e una delle autrici dello studio, il microbioma può influenzare la neuroinfiammazione a seguito di una lesione del cervello e ciò è dimostrato dagli esperimenti che lei insieme ai colleghi ha svolto sui topi.
I roditori che bevevano acqua a cui gli scienziati avevano aggiunto acidi grassi a catena corta mostravano infatti, nei confronti dei topi del gruppo di controllo, un recupero migliore dall’ictus.

Mostravano in particolare una compromissione motoria meno accentuata ed una crescita maggiore dei dendriti delle cellule nervose, molto importanti per la memoria. Gli stessi topi trattati con gli acidi grassi a catena corta mostravano anche una maggiore quantità di geni collegati alla microglia, il complesso delle cellule immunitarie nel cervello.
Secondo i ricercatori, gli stessi acidi a catena corta fanno da messaggeri nel collegamento esistente tra l’intestino e il cervello andando ad influenzare, in questo caso positivamente, le modalità di ripresa dello stesso cervello delle lesioni.

A questo punto i ricercatori pensano già ad un integratore alimentare a base di acidi grassi a catena corta come una terapia aggiuntiva, relativamente sicura, per la riabilitazione dei pazienti dal ictus.

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